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sabato 2 luglio 2016

CONLEY NBA VALE 158 MILIONI DI DOLLARI: E' RECORD!

Conley record, contratto da 153 milioni di dollari con Memphis

Il 28enne playmaker strappa un accordo epocale con i Grizzlies: è la cifra più alta nella storia del mercato Nba
AP

LA STAMPA 02/07/2016
Il nuovo record è di Mike Conley. No, non si parla di salto triplo degli anni ’80 e ’90, ma del contratto NBA di suo figlio: Mike Jr. ha infatti trovato l’accordo verbale per un quinquennale da 153 (!) milioni di dollari con Memphis. L’accordo tra Memphis e il 28enne playmaker – per la cifra complessiva più alta nella storia del mercato NBA - toglie dal mercato uno dei free agent più appetiti (in cima alla lista resta Kevin Durant, rimasto ben impressionato dal colloquio con i Los Angeles Clippers) ma soprattutto è stato il simbolo di un avvio del mercato dei free agent destinato a far discutere. Con il nuovo contratto televisivo da oltre due miliardi di dollari l’anno e il tetto salariale elevato di oltre 20 milioni (è salito a 94) la prevista pioggia di milioni è diventata una grandinata. Con inevitabili effetti collaterali. Il primo giorno ne ha già proposti due.  

Curry, nuovo smacco  
Nelle ultime otto ore, sei giocatori hanno trovato l’accordo per stipendi annui superiori ai 15 milioni: Joakim Noah (72 milioni in quattro anni a New York), Kent Bazemore (70 in 4 anni ad Atlanta), il già citato Conley, Jeff Green (15 milioni in un anno ad Orlando), Evan Fournier (85 milioni in cinque anni ad Orlando) e Dwight Howard (70,5 milioni in tre anni ad Atlanta). Senza dimenticare che la stessa Memphis è ad un passo dalla stretta di mano con Chandler Parsons (94 milioni in quattro anni). Tra questi nomi non c’è traccia di un solo All Star dell’ultima annata (nemmeno Conley, mai all’All Star Game in nove stagioni). Viene da chiedersi quanto potranno domandare le superstar, e soprattutto è facile immaginare l’espressione di Steph Curry al pensiero che Jordan Clarkson, Evan Fournier, Jeremy Lin (che lascia Charlotte per Brooklyn) e Solomon Hill (4 punti di media, 13 milioni di stipendio) sono destinati a prendere più soldi dell’Mvp all’unanimità dell’ultima annata, che nel 2016-17 guadagnerà 12 milioni. Steph, 30 punti di media, sarà in scadenza fra un anno, pensare che raddoppierà il proprio stipendio è persino eufemistico.  

Serrata, il rischio esiste  
L’altro effetto è legato all’opinione pubblica. L’aggettivo “ridicolo” è stato speso a più riprese per definire i nuovi contratti. E i giocatori del football NFL hanno rincarato la dose. “Ho letto di cifre da paura per sconosciuti, gente che ho dovuto cercare su Google” ha twittato DeAngelo Williams, running back di Pittsburgh. Pat McAfee, punter di Indianapolis, ha suggerito “una chiacchierata con il sindacato NBA, convinciamo i loro dirigenti a lavorare anche per noi”. Dirigenti che potrebbero essere coinvolti nuovamente: fra un anno proprietari e giocatori potranno uscire dal contratto collettivo, e il rischio di una nuova serrata (dopo quella che nel 1998 ridusse la stagione a 50 partita e quella del 2011 che fece disputare 66 match) è presente. Certo, i proprietari non elargiscono maxi-contratti con la pistola puntata alla tempia, ma il rischio è che con il nuovo salary cap la situazione scappi di mano. Nel 1995, quando il lockout fu soltanto estivo, i “responsabili” furono Glenn Robinson e gli altri rookie (che chiedevano contratti da 100 milioni prima di debuttare), nel 1998 fu l’accordo da 126 milioni per il 21enne Kevin Garnett. Nel 2017, la disputa potrebbe avere il nome di Mike Conley. Nome da record, ma non più nel salto triplo. 

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