“La curia di Napoli donerà gli alloggi di sua proprietà agli occupanti indigenti”. È l’annuncio dato dal cardinale Crescenzio Sepe alla presentazione della sua lettera pastorale Vestire gli ignudi che detta le linee di lavoro per il prossimo anno dell’arcidiocesi partenopea. Il porporato, reduce da una dura polemica con il Garante dell’infanzia della Campania, ha spiegato che la curia sta procedendo alla ricognizione del patrimonio immobiliare. Le case verranno date a quanti le occupano da tempo e che si trovano in difficoltà economiche. La cessione riguarderà ovviamente solo gli immobili dell’arcidiocesi, perché ci sono anche alloggi che appartengono a ordini religiosi e sui quali la curia non ha nessuna giurisdizione.
“Gli ignudi – ha spiegato Sepe – sono quelli che sono stati spogliati dei loro diritti, quei bambini che hanno subito violenza, quelle donne maltrattate, quei giovani che non hanno speranza per il loro futuro. Ed è a loro che la chiesa di Napoli guarda. Dobbiamo rivestire coloro ai quali sono stati negati i diritti, che sono stati privati dei vestiti della dignità. Quanti padri mi scrivono quotidianamente lamentandosi del fatto che non riescono a portare a casa un piatto per sfamare i loro figli. Non basta – ha aggiunto il porporato – chinarsi sull’altro per metterlo in piedi. Se non si individuano le cause del suo malessere non si risolve il problema alla radice. Per questo, la forma più alta della carità è la politica, come capacità di elaborare una visione generale della società, di eliminare gli impedimenti, di formulare progetti tendenti al bene comune”.
Se da un lato l’annuncio del cardinale risulta perfettamente in linea con quanto chiesto più volte da Papa Francesco di realizzare un’opera concreta in ogni diocesi del mondo a memoria del Giubileo straordinario della misericordia, dall’altro è forse anche un tentativo di cancellare un passato inglorioso per quanto riguarda la gestione degli immobili vaticani. Non pochi, infatti, sono stati gli scandali in questo settore nei cinque anni in cui, per volontà di san Giovanni Paolo II, il cardinale napoletano è stato prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, con sede principale in piazza di Spagna e numerosi immobili nei posti più incantevoli di Roma, spesso palazzi storici con attici dotati di viste mozzafiato.
Una pagina nera per Sepe travolto da quello che fu definito “lo scandalo degli affitti di Propaganda fide” recentemente ripreso anche dal giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi nel suo libro Avarizia sul banco degli imputati nella vicenda Vatileaks 2. “Se il conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa - scrive Fittipaldi – paga 10mila euro al mese per duecento metri quadrati a piazza di Spagna (a chi sostiene si tratti di una cifra bassa per uno degli attici più belli del mondo, il giornalista replica che ha investito mezzo milione di tasca sua per la ristrutturazione) sono o sono stati inquilini di Propaganda Cesara Buonamici del Tg5, lo stilista Valentino (che ha affittato un intero palazzo a piazza Mignanelli per i suoi uffici), il vicedirettore della Rai ed ex sottosegretario leghista del primo governo Berlusconi Antonio Marano, il giornalista Augusto Minzolini, alcuni dirigenti dei servizi segreti, l’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, il boiardo di Stato Andrea Monorchio, l’ex presidente dell’Enac Vito Riggio”.
Una vicenda, quella di Propaganda fide, che vide anche Sepe indagato, insieme con l’ex ministro berlusconiano Pietro Lunardi, per corruzione dalla procura di Perugia. L’inchiesta, però, fu rapidamente archiviata. La gestione del porporato napoletano fu duramente bocciata da Benedetto XVI che, appena eletto Papa, spostò subito Sepe da Roma alla guida dell’arcidiocesi partenopea. Già da cardinale, Ratzinger aveva duramente criticato l’organizzazione dell’Anno Santo del 2000 di cui Sepe era il regista. Una pagina passata alla storia anche come il “Giubileo della cricca”. In quella gestione, infatti, oltre al cardinale, furono protagonisti l’ex provveditore alle Opere pubbliche del Lazio Angelo Balducci, il costruttore Diego Anemone, entrambi coinvolti nell’inchiesta sulla “cricca della Ferratella”, l’ex numero uno della Protezione civile Guido Bertolaso e l’ex ministro Lunardi. Gestione dalla quale, per il suo Giubileo, Papa Francesco ha preso nettamente le distanze.
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