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martedì 5 luglio 2016

CARITAS E MIGRANTI

Migrantes e Caritas: l’Italia approvi una legge sulla cittadinanza

Presentato il rapporto immigrazione delle due organizzazioni pastorali della Cei. In Italia risiedono più di 5 milioni di stranieri, in maggioranza donne, nell’Ue sono 35,2 milioni
Archivio: Giornata di festa per la consegna degli attestati di cittadinanza simbolica ai bimbi figli di genitori stranieri nati a Torino nel 2013

LA STAMPA 05/07/2016
ROMA
È stato presentato oggi a Roma il XXV rapporto immigrazione da Caritas italiana e Fondazione Migrantes. Nell’occasione è stata chiesta una rapida approvazione da parte del Parlamento italiano, della legge sulla cittadinanza - che ha già il via libera della Camera e ora è all’attenzione del Senato – nella quale si prevede l’introduzione dello ius soli in forma temperata (in base al quale uno dei genitori deve avere il permesso di soggiorno da almeno un anno), si chiede inoltre un iter particolare per i minori stranieri arrivati da piccoli in Italia.Queste alcune delle proposte concrete avanzate dalle due organizzazioni impegnate da sempre sul fronte dell’accoglienza degli immigrati. Le due organizzazioni pastorale della Cei, denunciano poi la sostanziale falsificazione della realtà numerica e statistica del fenomeno nel nostro Paese causato da un allarmismo generalizzato e poco fondato in ragione al quale si parla ancora strumentalmente di «invasione» mentre si registrano in alcune regioni dei cali di presenze e resta il problema limitato e governabile dei richiedenti asilo.  

Significativi i dati generali del fenomeno resi noti oggi che danno una dimensione precisa della questione migrazione nel nostro Paese e nell’Unione europea. Secondo il rapporto ci sono oltre 5 milioni di stranieri residenti in Italia (l’8,2% della popolazione), di cui il 52,7% donne. Si tratta soprattutto di rumeni, albanesi e marocchini (le tre nazionalità rappresentano il 41,3% del totale) anche se in Italia sono presenti ben 198 nazionalità. Quasi il 60% del totale vive nelle regioni del nord. Le regioni con il più alto numero di presenze sono Lombardia (23%), Lazio (12,7%), Emilia Romagna (10,7%) e Veneto (10,2). Tema del rapporto presentato quest’anno è «La cultura dell’incontro», lo studio descrive la presenza della popolazione straniera in Italia come fenomeno oramai strutturale in tutti gli ambiti sociali. 

In termini numerici assoluti, nell’area Ue-28 - si rileva - gli stranieri residenti sono 35,2 milioni, con un aumento del 3,6% nel 2015 rispetto al 2014. Di questi, il 21,5% vive in Germania, il 15,4% nel Regno Unito, il 14,3% in Italia, il 12,4% in Francia. Caso singolare è il calo dei residenti stranieri in Spagna, diminuiti del 4,8%. Nel 2014 in Italia sono state registrate 129.887 acquisizioni di cittadinanza italiana, con una crescita del 29%. Prevalgono le acquisizioni da parte dei marocchini e degli albanesi, presenti da più tempo in Italia. 

«Sono 25 anni che Caritas e Migrantes, organismi pastorali della Cei – ha spiegato monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale di Migrantes - hanno sentito il dovere di leggere e raccontare, anche con i numeri, un fenomeno importante, quale è l’immigrazione, che sta rinnovando i luoghi fondamentali della vita sociale del nostro Paese: il lavoro, la scuola, la famiglia, la città, la Chiesa».  

«L’esigenza di una lettura attenta e puntuale, statistica e sociologica – ha proseguito - ripetuta ogni anno, è nata dal rischio - mai cessato in questi 25 anni - di raccontare l’immigrazione più affidandosi alla “percezione” del fenomeno migratorio che alla sua realtà. Un rischio di ieri - quando 25 anni fa si iniziava a parlare sulla stampa di “invasione inarrestabile”, smentita dai dati del primo “Rapporto immigrazione” del 1991, che fece la fotografia di un popolo di 356mila persone - e un rischio di oggi, quando a fronte di una perdita di attrazione del nostro Paese da parte degli immigrati - con una crescita annuale di soli 11mila immigrati nel 2015 e i primi cali di numeri di immigrati nel nord-est, nelle Marche e in Umbria - si continua a parlare di “invasione inarrestabile” in riferimento a 130mila richiedenti asilo e rifugiati accolti nelle diverse città e regioni del nostro Paese: falsificazioni che impediscono ancora una adeguata politica dell’immigrazione».  

«L’uso di alcune parole (invasione, emergenza, crisi) - ha detto a sua volta il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino - non aiuta certamente ad affrontare correttamente le trasformazioni in corso; contribuisce, piuttosto, a falsare i dati reali e ad allargare la forbice tra percezione e realtà del fenomeno migratorio (30% la percezione; 8,2% i numeri reali)».  

Anche sul tema sicurezza, spesso sollevato da settori dell’opinione pubblica in merito ai rischi connessi all’immigrazione, monsignor Galantino ha espresso un giudizio severo: «La strage di Dacca (ma non solo quella) ha inferto un colpo decisivo all’equazione – data per scontata dagli imprenditori della paura – tra immigrazione e terrorismo. Dobbiamo riconoscere che a tutt’oggi gli attentatori non sono praticamente mai gente arrivata in Belgio, in Francia o in Bangladesh con i barconi». «Non a caso - ha aggiunto - i commenti sull’identità degli autori del massacro oggi si appuntano sul fatto che si tratta di giovani rampolli di famiglie note e di ampie possibilità economiche, ben diverse dalla popolazione poverissima che abita il Paese». 

Galantino ha anche denunciato il rischio che a una lettura esclusivamente integralista dell’islam, fatta in modo strumentale, corrisponda alla fine una lettura integralista e quindi «ideologica» del Vangelo. La religione cristiana – ha spiegato - non deve diventare uno strumento da opporre all’altro. 

Di rilievo, anche in virtù della richiesta sullo ius soli, i dati relativi ai minori. Nell’anno scolastico 2014/2015 erano 814.187 gli alunni stranieri nelle scuole italiane, di cui 445.534 nati in Italia, questi ultimi aumentati del 7,3% rispetto all’anno precedente. Rappresentavano il 9,2% della popolazione scolastica italiana, con una crescita annuale dell’1,4%, segno di un insediamento stabile con la propria famiglia. Il dossier descrive dunque una scuola sempre più multietnica, in particolare nelle regioni del nord: il valore più alto di alunni stranieri nelle classi è in Emilia Romagna (15,5%), seguita da Lombardia (14,3%) e Umbria (14,2%). Nel centro-sud solo il Lazio arriva al 9,3%, mentre l’incidenza più bassa è in Sardegna (2,3%) e Puglia (2,6%). 

Interessanti, infine, pure i dati relativi al rapporto fra immigrati e lavoro. In quest’ambito il dossier sottolinea che mentre la retribuzione media mensile degli occupati italiani è di 1.356 euro, quella degli stranieri è di 965 euro, pari al 30% in meno. Il 41,7% dei lavoratori stranieri rientra dunque nella categoria dei “working poor” (gli italiani sono il 14,9%), e le donne sono le più penalizzate (59,3%) perché lavorano in settori con livelli retributivi più bassi della media. Secondo quanto emerge dalla ricerca, che analizza la presenza dei residenti stranieri nei vari settori, sono 2.360.307 i lavoratori stranieri in Italia (il 10,5% del totale), di cui l’88,5% è dipendente. Svolgono in maggioranza lavori meno qualificati (36,5% rispetto al 7,9% degli italiani) nei settori dei servizi collettivi e personali (29,8%), nell’industria (18,4%), nel settore alberghiero e della ristorazione (10,9%), nelle costruzioni (9,6%) e nel commercio (8,3%). Inoltre, nei servizi operano soprattutto le donne, nei cosiddetti settori delle «tre C»: caring, cleaning e catering (cura, pulizia e ristorazione). Anche se la maggioranza è impiegata come dipendente, nel 2014 sono aumentati del 6,2% i titolari di imprese nati in un Paese extra-Ue: 335.452. 

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