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martedì 19 luglio 2016

ANCORA SULL'OLIO DI PALMA

Olio di palma, tutto quello che c’è da sapere contro i pregiudizi

Tre esperti fanno chiarezza sulla presunta pericolosità di quest'olio vegetale e dimostrano la sua sostenibilità

L’olio di palma, come la carne rossa e le farine bianche, oggi è spesso inserito tra gli alimenti tabù che vanno eliminati dalla dieta perché considerati nocivi per la dieta e addirittura pericolosi per la salute in quanto potenzialmente cancerogeni (alcune aziende hanno deciso di eliminare l’olio di palma dai loro prodotti, come la Colussi).
Poiché però le notizie che circolano intorno a quest’olio vegetale, attualmente il più utilizzato al mondo (il 35% del totale circa), sono spesso contrastanti e provengono da fonti non sempre attendibili, abbiamo deciso di far chiarezza con l’aiuto di alcuni esperti. Innanzitutto Giuseppe Allocca, Presidente Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, il quale ci ha spiegato che a livello nutrizionale: c’è chi sostiene che il palma sia la principale fonte di assunzione di grassi saturi e per questo è pronto a demonizzarlo … ma in realtà i dati ci dicono che questo ingrediente contribuisce per meno del 20% della quantità di grassi saturi che assumiamo giornalmente. Il restante 80% viene invece da altri alimenti.
Dello stesso parere Giorgio Donegani, tecnologo alimentare e divulgatore scientifico, che alla domanda sulla pericolosità dell’olio di palma ha risposto in questi termini:
Anche i grassi saturi sono importanti per il nostro organismo, specialmente nei bambini. Diventano pericolosi nel momento in cui si supera il fabbisogno giornaliero che si attesta intorno al 10%. Di questo 10% solo il 20% proviene dall’olio di palma. Mentre la prima fonte di grassi saturi proviene dall’olio d’oliva. Dal punto di vista nutrizionale i due oli sono equivalenti, entrambi contengono acido oleico che è un toccasana per il nostro organismo. Il costo inferiore del palma non è dovuto al fatto che sia scadente, ma perché ha una maggiore redditività. Ed è impiegato nell’industria perché ha un alto potere antiossidante senza essere rischioso. Contrariamente ai cosiddetti grassi trans o idrogenati, la cui pericolosità è stata scientificamente provata.
In che quantità l’olio di palma diventa nocivo?
Il pericolo in Italia non si presenta. Studi dimostrano che non si dovrebbero superare i 28 grammi al giorno. In media nel nostro Paese si assumono circa 5 grammi al giorno di acidi grassi provenienti dall’olio di palma. Dunque, all’interno di una dieta bilanciata non presenta rischi per la salute.
In quali prodotti è contenuto l’olio di palma?
In molti, ma in piccolissime quantità. Per questo non ne consumiamo molti.
A quale alimento è paragonabile l’olio di palma?
A livello di grassi, al burro. Ma a differenza di quest’ultimo è più resistente all’ossidazione. Non solo, dal punto di vista ambientale, la produzione di latte, che è un derivato animale, è molto più impattante. Per questi motivi il palma è privilegiato dall’industria.
L’olio di palma è spesso accusato di essere cancerogeno, è davvero più pericoloso di altri ingredienti?
Recentemente l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha esaminato la presenza di contaminanti che si possono venire a creare nelle fasi di raffinazione di tutti gli oli e grassi se sottoposti a temperature superiori ai 200°C. Diversamente da come è stato presentato da molti media, l’oggetto dell’indagine e del successivo rapporto EFSA non è stato l’olio di palma, ma la possibile tossicità di alcuni contaminanti che si possono formare in tutte le sostanze grasse in seguito a trattamenti cui vengono sottoposte. In questi ultimi 10 anni la comunità scientifica (dall’Istituto Mario Negri, fino all’Istituto Superiore di Sanità) e le autorità sanitarie hanno dato rassicurazioni sull’assenza di effetti tossici dell’olio di palma. A oggi, stiamo aspettando che la Commissione Europea dia delle indicazioni di comportamento rispetto al parere dell’EFSA. Fino a quel momento ci sentiamo di sposare il messaggio rassicurante fornito dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), la quale, proprio su questo argomento, chiarisce in sintesi che non c’è alcun motivo ragionevole per eliminare i cibi contenenti olio di palma.
Per chiarire ulteriormente la questione è stato portato a esempio il caso delle creme spalmabili. Un’associazione di consumatori tedesca ha messo a confronto la presenza di contaminanti da glicerolo in 21 creme spalmabili alla nocciola presenti sul mercato, delle quali alcune utilizzavano come ingrediente l’olio di palma, altre l’olio di girasole e il burro di cacao. La presenza più bassa di contaminanti è stata trovata proprio in una crema a base di olio di palma. la più alta in una con olio di girasole.
Altro aspetto per cui viene attaccato l’olio di palma riguarda la sua sostenibilità e l’impatto che le coltivazioni di palme hanno sull’ambiente. A tal proposito è intervenuto Carlo Alberto Pratesi, Professore di Economia e Gestione delle Imprese al Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università Roma Tre, che ha spiegato:
I Paesi maggiormente coinvolti sono la Malesia e l’Indonesia dove, a fronte di una maggiore richiesta del mercato, hanno convertito le loro coltivazioni di tè e gomma in palme. In questa operazione circa il 4% di foresta vergine è stata sacrificata e questo non è bene. Perciò si è deciso di realizzare un sistema di certificazione di sostenibilità, spingendo le aziende italiane a usare solo olio di palma certificato.
Qual è il reale uso dei pesticidi nella produzione di olio di palma?
Il palma è virtuoso anche nell’uso di pesticidi, basti pensare che ne richiede meno di 2Kg a tonnellate, mentre il girasole ne usa 6kg a tonnellata, il colza 11kg a tonnellate e addirittura 29kg per tonnellata nel caso della soia.
Si può parlare di un’invasione dell’olio di palma per usi alimentari?
Non c’è stata, nel nostro Paese, nessuna invasione di olio di palma finito nei cibi che mangiamo, come continuano a ripetere i detrattori di questo olio vegetale, parlando addirittura di incrementi di 5 volte in un quinquennio…. Questa è solo una delle tante informazioni circolate in questo periodo e rivelatesi non vere. È invece importante sottolineare che oggi l’olio di palma rappresenta circa il 35% dell’intera produzione degli oli vegetali a livello globale, e i dati di crescita della popolazione mondiale, che la FAO stima in un +34% da qui al 2050, fanno pensare che questi consumi di palma siano destinati a crescere ancora.

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