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giovedì 14 luglio 2016

ANCORA SU THERESA MAY

Theresa May a Downing Street, e Johnson è ministro degli Esteri – corriere.it

corriere.it – Theresa May a Downing Street,  e Johnson è ministro degli Esteri. Agli Esteri va l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, sostenitore della Brexit che sembrava essersi eclissato dopo aver lottato senza successo per la guida dei Tory, mentre Amber Rudd, la combattiva sottosegretario uscente all’Energia, va a sostituire la May agli Interni – di Giuseppe Guastella, nostro inviato
LONDRA- I venti giorni turbinosi che hanno cambiato la Gran Bretagna si chiudono con Theresa May che nel tardo pomeriggio entra al numero 10 di Downing street, da cui il dimissionario David Cameron è appena uscito con la moglie e i loro tre bambini, e nomina i primi ministri.
E’ solo l’inizio di un lungo, difficile cammino in cui il nuovo premier dovrà condurre il Paese fuori dalla Ue rassicurando le istituzioni politiche e finanziarie interne ed internazionali, ma soprattutto l’opinione pubblica, quella che in nome dell’antipolitica ha votato per la Brexit.
Seconda donna a guidare il governo inglese, non vuole essere paragonata a Margareth Thatcher: «Era unica»
Pochi minuti dopo essersi inchinata al cospetto di Elisabetta II che l’aveva invitata a formare il nuovo governo, Theresa May, marito al fianco, si rivolge alla gente annunciando che lavorerà per l’unità, «non per gli interessi di pochi privilegiati, ma per quelli di tutti», combatterà le ingiustizie sociali e assicura che la sfida dell’uscita dall’Ue darà «un nuovo ruolo positivo» alla Gran Bretagna. Dopo Margaret Thatcher, è la seconda donna a guidare l’esecutivo.
Le sfide
Con un’economia in tensione nonostante i numeri positivi, i partiti alle prese con divisioni interne e lo spettro di una fuoriuscita della Scozia che vuole restare nella Ue, la 59enne Theresa May dovrà lavorare sodo. Sul piano interno, dovrà realizzare le riforme che Cameron non ha portato a termine. Il tema della «ingiustizia sociale bruciante» tra bianchi e neri, tra poveri e ricchi e tra uomini e donne è centrale nel suo discorso di fronte all’ingresso di Downing street in cui saluta Cameron come un «grande primo ministro».
Dimessosi dopo la vittoria del sì nel referendum da lui stesso voluto, Cameron ha partecipato all’ultimo question time alla Camera dei Comuni in cui ha rivendicato i suoi successi. Il governo May dovrebbe essere quello con il maggior numero di donne di sempre, surclassando la squadra di Cameron (che già aveva raggiunto il record di 7) e con un bilanciamento tra pro e anti Brexit.
  • Theresa May il nuovo primo ministro della Gran Bretagna
Il nuovo esecutivo
I primi nomi arrivano in serata. Ampiamente previsto il passaggio di Philip Hammond dagli Esteri al Tesoro, dove prende il posto di George Osborne che, accusato di recente dalla stessa May di non aver portato a termine riforme profonde, esce di scena dopo sei anni. Agli Esteri va l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, sostenitore della Brexit che sembrava essersi eclissato dopo aver lottato senza successo per la guida dei Tory, mentre Amber Rudd, la combattiva sottosegretario uscente all’Energia, va a sostituire la May agli Interni. Liam Fox ottiene il Commercio internazionale, Michael Fallon viene confermato alla Difesa e a David Davis, esponente Tory sostenitore del Leave, guiderà il neonato ministero alla Brexit cui spetterà un ruolo delicato nelle trattative di uscita dalla Ue.

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