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mercoledì 6 luglio 2016

10 STRONZATE SUI CUBANI

Spiagge, donne e case particular: 10 luoghi comuni da sfatare su Cuba

Per godersi davvero l’Isola bisogna provare a superare le dicerie (e qualche pregiudizio)
AP

LA STAMPA 06/07/2016
1) Bisogna andarci ora prima che cambi tutto  
Questa è la seconda frase di ogni conversazione su Cuba, ma è vero? Innanzitutto il periodo di apertura dell’Isla grande dura da parecchi anni e la transizione si prolungherà ancora per parecchio. Una società non cambia dall’oggi al domani e i turisti canadesi ed europei visitano Cuba da sempre. Certo ora arriveranno pure gli statunitensi, i loro tour operator e catene alberghiere, ma perché spagnoli e italiani, per esempio, non operano già lì indisturbati? Lo stesso Fidel Castro ha inaugurato negli anni diversi hotel enormi con tanto di discorsi e bagni in piscina. 

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2) Le spiagge turistiche vanno evitate  
Una seplificazione efficace vuole che le spiagge più belle di Cuba siano, fatta eccezione per l’isola meravigliosa di Cayo Largo, quelle della costa nord. Ovviamente sono anche le più turistiche, quelle con più alberghi sulla spiaggia e più negozi di souvenir. Prima di inorridire, bisogna però riflettere che i luoghi più costruiti non lo sono per caso, ma perché si tratta dei più belli e dei più comodi. Per questo sono i primi ad attrarre gli investimenti. Bisogna dire anche che a Cuba il turismo non è insopportabile. Dunque, Varadero, Cayo Coco e Cayo Guillermo sono spiagge da non perdere. E se le si salta per andare a Cayo Santa Maria, Guardalavaca e Baracoa in cerca di una presunta purezza si perde qualcosa. 

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3) Le case particolari sono sporche  
Chiaramente Cuba non è un’isola ricca, ma è un posto felice. La gente vive in modo semplice, ma con dignità. Raramente si vedono poveri disgraziati chiedere l’elemosina. E soprattutto è un posto di grande igiene. La scuola pubblica insegna a tutti la cura personale e della casa. Dunque non date retta a chi vi suggerisce di portare saponette da regalare ai bambini. Dalla pulizia dei cubani, come dalla loro allegra semplicità, c’è solo da imparare. Il posto dove accorgersene sono i bed and breakfast, le case particolari, che dopo la liberalizzazione si affittano ai turisti con ottimi risultati. Ce ne sono di belle, di normali, raramente di brutte. Gli alberghi sono più comodi, ma le case particolari sono un’economica occasione per conoscere la società cubana dall’interno. 


4) Cuba deve prendere lezione dall’Occidente  
In termini di democrazia, libertà e sviluppo il governo cubano ha molto da imparare, ma anche noi abbiamo almeno tre lezioni da apprendere. La prima è la musica: Cuba è il posto dove sono arrivate con gli schiavi dall’Africa tutte le movenze poi sviluppatesi in America Latina, da cui anche una certa sensualità. La seconda è la condivisione, l’essere todos amigos, il sorriso. La terza è il mangiare, bere e fumare bene e a prezzi modici, altro aspetto che porta socialità diffusa. Oltre che a una certa soddisfazione per un’aragosta a 15 euro, un cocktail leggendario a 2 e un sigaro a poco di più. 

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5) I sigari cubani sono i migliori  
Dipende. Quelli delle piantagioni artigianali probabilmente sì, quelli delle aziende di stato molto meno. Basta andare nella valle di Vinales a studiare il processo di essicazione in una fattoria per rendersene conto. Stesso discorso per il rum, l’oro bianco o rosso alla base di tanti cocktail inventati sull’isola: Mojito, Daiquiri, Cuba libre, Cubanito, Doble, Canchanchara e Santiago. Provateli a ritmo di Chan Chan all’Havana Club, alla Bodeguita e al Floridita a L’Avana, al 1800 a Camaguey, al Casa Granda a Santiago, ma attenti perché tornati a casa non riuscirete più a ordinarli: vi sembreranno inutilmente costosi e alcolici. 

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6) Trinidad è imperdibile  
La prima realtà sorprendente che si scopre di Cuba appena la si studia è la sua grandezza. Tanto che spesso si decide di vederne una parte, generalmente quella centro-ovest, rinunciando ad arrivare fino a Santiago nell’estremità est. Sbagliato. Bisogna arrivare a Santiago. Se a Cuba ci sono due città da non perdere sono la vecchia e la nuova capitale. Santiago, appunto, e L’Avana. Il resto da non perdere sono le spiagge caraibiche. Non ascoltate chi sostiene che paesini come Trinidad o Cienfuegos o Santa Clara siano imperdibili. Ci si può passare, ma dedicarci mezza giornata è già tanto. Meglio allora sostare brevemente a Camaguey e arrivare a Baracoa.  


7) Santiago è la città più pericolosa di Cuba  
Come muoversi? Una rete di autobus, Viazul, collega tutta l’isola con tratte infinite. Cuba è lunga e da L’Avana a Santiago occorrono 15 ore di viaggio, che comprendono lunghe soste ad autogrill dai succhi di guajava e papaja. Per fare prima o per raggiungere posti meno collegati si può noleggiare un auto con l’autista, che non costa poco come in India ma neppure tanto come in Europa, oppure la sola macchina e mettersi a guidare. Quest’ultima è una sfida perché la sera si teme il buio di strade non illuminate e di giorno l’assenza di cartelli stradali. Ma c’è chi ce la fa a dispetto di ogni rischio, compreso essere trattenuti dalla polizia in caso d’incidente per via di regole assai severe. Con svariate tappe tra città secondarie come Camaguey e spiagge di sabbia finissima e acqua cristallina il consiglio è arrivare assolutamente a Santiago e magari ripartire dall’est con l’aereo. L’ex capitale ha la fama ingiusta di essere pericolosa, imbrogliona, afosa e a prevalenza nera. Non è vero niente. Certo non bisogna andare al porto di notte, ma questo in quale città del mondo è consigliabile? L’altra Avana, l’ex capitale, la Torino di Cuba è la patria delle influenze africane, dunque delle credenze, delle musiche e delle rivoluzioni. Fu dal balcone del suo municipio che Fidel Castro pronunciò il suo primo discorso di liberazione di Cuba prima di marciare su L’Avana.  

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8) Bancomat, telefoni e internet non vanno  
Verificando di avere bancomat e carte di credito validi all’estero e del circuito compatibile con Cuba, si può prelevare in ogni città senza problemi. Funzionano anche i telefonini, quanto a internet c’è col wifi in alcuni hotel e nelle piazze pubbliche previo acquisto di un codice a tempo nei negozi di telefonia. I posti in cui ci si collega si notano subito perché sono fitti di gente attaccata al cellulare. Tendenza che tra l’altro popola di giovani più che di anziani i giardinetti dove ci si connette. 


9) Sono tutte prostitute  
A Cuba il sesso è raramente a pagamento. Intanto bisogna comprendere che c’è una cultura del corpo, della sensualità e della musica diversa da quella europea. A Cuba tutto è più spontaneo e vivace. Le ragazze come gli uomini vogliono divertirsi e non si fanno problemi a parlare con gli sconosciuti. Certo, Cuba oltre a essere un’isola grande e felice è anche povera e soprattutto ora che iniziano a sentirsi alcuni squilibri sociali e c’è forte domanda turistica si possono vedere ballerine e gigolò in cerca di facili prede, ma sempre con ingenuità e leggerezza. Più che a realizzare per la serata, una volta i cubani puntavano a farsi adottare e portare via. Invece ora che l’economia cresce sta venendo meno quella motivazione venale. 

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10) I cubani ballano sempre  
Gran parte dei giovani cubani non conosce la salsa per cui la gente di tutto il mondo va a Cuba, finendo in locali che sono evidentemente turistici. Le varie case della musica sono frequentate per lo più da stranieri, mentre i ragazzi del luogo sperimentano sì e no la discoteca, che rimane un lusso e il termometro di una società che si divarica tra figli dei nuovi ricchi che beneficiano dell’apertura economica e quelli dei vecchi poveri più o meno stipendiati dal sistema socialista. «Sta ai giovani cubani decidere il proprio futuro», si è rivolto direttamente a loro Obama nella sua visita. «Il popolo non rinuncerà alla sua Storia», gli ha risposto Fidel Castro in un articolo sul giornale Trabajadores. Ma in parte è già successo, anche per il fallimento del progetto politico castrista testimoniato dalla stessa propaganda visibile su ogni strada e ancora basata tutta sulle promesse della rivoluzione e poco o nulla sui cinquant’anni successivi. 

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twitter @rigatells  

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