Nel suo peregrinare intorno al Sole la Terra trova un inatteso compagno di viaggio, rimasto finora sconosciuto. È un piccolo asteroide, battezzato “2016 HO3”, del diametro compreso tra i 40 e i 100 metri. A individuarlo il telescopio “Pan-STARRS 1” durante un ciclo di osservazioni mirato alla ricerca di asteroidi. “La sua orbita piuttosto stabile gli permette di danzare assieme alla Terra, della quale può essere quindi considerato un quasi-satellite”, afferma Paul Chodas, del Center for Near-Earth Object (NEO) studies presso il Jet propulsion laboratory (Jpl) della Nasa. Il piccolo corpo celeste, secondo gli esperti, accompagnerà la Terra per più di un secolo, viaggiando a una distanza minima di 14 milioni di chilometri. Una distanza di sicurezza, quindi, che non rappresenta un pericolo per la sopravvivenza della vita sul nostro Pianeta.
Comete e asteroidi, infatti, sono una potenziale minaccia per la Terra, come insegna la scomparsa dei dinosauri, avvenuta circa 65 milioni di anni fa, in seguito all’impatto con un gigantesco corpo celeste. Per fortuna, nel nostro Sistema solare c’è Gioveche, con la sua gravità, agisce da aspirapolvere cosmico, neutralizzando le minacce più insidiose. Ma il rischio non è pari a zero. Secondo gli esperti, ogni anno circa 40mila tonnellate di meteoriti e polveri cosmiche piovono sulla Terra a una velocità compresa tra 40mila e 200mila km/h. Per questo, lo scorso anno un gruppo di artisti e scienziati, tra cui il chitarrista dei Queen Brian May – che nel curriculum può vantare anche un dottorato in astrofisica -, ha istituito l’Asteroid day. Una giornata mondiale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul pericolo che un corpo celeste possa entrare in rotta di collisione con la Terra.
“Il nostro obiettivo – spiega Brian May – è quello di dedicare un giorno dell’anno alla conoscenza degli asteroidi, antichi mattoni che ci raccontano le origini del nostro Sistema solare, e per sostenere le risorse necessarie alla ricerca di quei corpi con orbite potenzialmente pericolose. Gli asteroidi – aggiunge l’artista e scienziato inglese – sono un disastro naturale che siamo in grado di prevenire”. Dello stesso parere Stephen Hawking, il cosmologo britannico celebre per i suoi studi sui buchi neri, in questi giorni alle Canarie per lo “Starmus Festival”, uno degli eventi legati all’Asteroid Day. “Una delle principali minacce alla vita intelligente nel nostro universo – spiega Hawking – è proprio l’alta probabilità di una collisione tra un asteroide e un pianeta abitato”.
L’appuntamento con l’Asteroid day è fissato il 30 giugno, lo stesso giorno in cui, nel 1908, un corpo celeste, probabilmente una cometa, esplose sui cieli di Tunguska, nella steppa siberiana, a un’altitudine di 5-10 chilometri. L’esplosione, stimata dagli esperti tra i 10 e i 15 megatoni, pari a circa mille bombe di Hiroshima, abbatté in un istante decine di milioni di alberi, sdraiati a terra come esili giunchi, su una superficie di più di 2mila chilometri quadrati di foresta. L’onda d’urto fu tale che fece quasi deragliare alcuni convogli della Transiberiana, a 600 chilometri dal luogo dell’impatto.
In Italia il promotore dell’Asteroid day è il Virtual Telescope Project di Roma, che organizza per l’occasione una diretta streaming, con esperti per raccontare scienza e storia del “Regno degli asteroidi”, e osservare alcuni di questi corpi celesti.
Gli asteroidi, però, non sono solo una potenziale minaccia per la Terra. Rappresentano anche una preziosa risorsa, soprattutto in vista del primo sbarco dell’uomo su Marte. Per questo, la Nasa ha in programma, il prossimo 3 settembre 2016, di lanciare una missione su uno di questi sassi spaziali. Si chiama “Osiris-Rex” (Origins spectral interpretation resource identification security-Regolith explorer). La sua destinazione è l’asteroide “Bennu”, che la sonda raggiungerà nel 2018. Il suo compito sarà raccogliere un campione di roccia fossile di almeno 60 grammi, per riportarlo sulla Terra nel 2023.
“Gli asteroidi sono importanti perché ci parlano delle origini del Sistema solare. Ma sono anche una fonte preziosa di materiali, utili ad esempio per la tecnologia, compresa quella spaziale – sottolinea Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) -. In un asteroide questi materiali sono, infatti, più facilmente accessibili rispetto alla Terra, dove la gravità è maggiore. Ogni asteroide – conclude lo scienziato italiano – potrebbe, quindi, essere adoperato come una pompa di benzina intermedia, in un futuro viaggio umano verso Marte”.