IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

giovedì 30 giugno 2016

FARSI I CANNONI DIVENTERA' LEGALE?

Cannabis legale, la proposta di legge sarà discussa il 25 luglio alla Camera

Cannabis intelligenza

Si sblocca l'iter per la legalizzazione. A marzo era stata presentata dai Radicali in Cassazione una proposta di iniziativa popolare, da mesi è al lavoro a Montecitorio un intergruppo. Ora sarà battaglia in Parlamento

La data è storica, la calendarizzazione attesa da mesi è ora arrivata. Nell’Aula di Montecitorio verrà discussa il 25 luglio, in piena estate, la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. A deciderlo è stata la conferenza dei capigruppo della Camera dei deputati. Il primo giorno sarà dedicato alla discussione generale, dal giorno seguente inizieranno la battaglia parlamentare e i voti.

CANNABIS LEGALE, IL 25 LUGLIO ALLA CAMERA

La legalizzazione della cannabis è uno storico mantra dei Radicali Italiani e dell’Associazione Luca Coscioni che hanno presentato lo scorso marzo una proposta di legge di iniziativa popolare in Cassazione. Ma non è l’unica. Perché da mesi è al lavoro anche l’intergruppo parlamentare “Cannabis legale” presieduto da Benedetto della Vedova. Una proposta di legge, con relatore Daniele Farina di Sinistra Italiana, è stata già sottoscritta da 220 deputati e 73 senatori (in gran parte di Pd, SI, M5S, Sc, Misto) ed è già stata presa in esame alle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio. Un percorso parlamentare che è stato però rallentato anche dalle Amministrative, a causa dello stop ai lavori dell’Aula. Adesso, dal 25 luglio, nel giorno di un altro pezzo di storia italiana, l’anniversario simbolico della caduta del Fascismo nel ’43, sarà dibattito e scontro tra i banchi parlamentari.
Alla base della proposta, c’è la rivendicazione secondo cui le politiche proibizioniste non hanno dimostrato negli anni alcuna efficienza nel contrasto alla diffusione delle droghe proibite, come spiegato anche dalla Direzione nazionale antimafia che parlò di “totale fallimento dell’azione repressiva“. Ma non solo: nei Paesi che hanno regolamentato il mercato delle droghe leggere, risultati positivi sono stati registrati nella lotta contro la malavita e nel contenimento dei profitti criminali, ma anche nel campo socio-sanitario. 

LA PROPOSTA DI LEGGE

Ma cosa prevede la proposta di legge sulla cannabis legale al quale lavora l’intergruppo? Verrebbe stabilito il principio della detenzione lecita di una certa quantità di cannabis per uso ricreativo – 5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio – senza bisogno di ottenere autorizzazioni, né di comunicarlo a enti o autorità pubbliche. Resta invece un illecito il piccolo spaccio di cannabis, anche per quantità inferiori ai 5 grammi. Sarebbe poi consentita la detenzione di cannabis per uso terapeutico entro i limiti contenuti nella prescrizione medica, anche al di sopra dei limiti previsti per l’uso ricreativo. Non sarà possibile fumare in pubblico o guidare dopo aver fumato.
Per quanto riguarda l’autocoltivazione, invece, la proposta di legge consente la possibilità di coltivare al massimo cinque piante di cannabis di sesso femminile, in forma sia individuale, che associata. È consentita anche la detenzione del prodotto ottenuto dalle piante coltivate. Per la coltivazione personale sarà sufficiente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli.
In merito alla vendita, viene istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio. Si spiega nel sito dell’intergruppo:
Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli anche soggetti privati. Sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali.

Si prevede anche che il 5% del totale annuo dei proventi incassati dallo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis sia destinato al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.

IL QUADRO NORMATIVO

Oggi, dopo l’abrogazione della Fini-Giovanardi bocciata nel 2014 dalla Consulta, a regolamentare la materia è tornata la legge Vassalli-Iervolino del 1990. Di fatto, è tornata la differenza tra droghe leggere e pesanti, mentre l’uso personale delle prime non è più un reato, ma è punito da sanzioni amministrative (con la Fini-Giovanardi chi veniva trovato con oltre cinque grammi di cannabis rischiava il carcere da un mese a un anno, ndr). Al momento, la quantità per uso personale resta di 5 grammi di cannabis. L’uso terapeutico, seppur consentito, è reso complicato e limitato.

LE STIME SULLE ENTRATE PER LO STATO

Anche le casse dello Stato potrebbero beneficiare di una regolamentazione per l’uso legale della cannabis. Nonostante il consumo di droghe leggere per lo Stato italiano sia illegale, in base a dati del Dipartimento politiche antidroga, in assenza di controlli sanitari, sono circa 4 milioni gli italiani consumatori di cannabis. Almeno 690mila i ragazzi tra i 15 e i 19 anni ne hanno fatto uso nell’ultimo anno. Secondo quanto stimato da due docenti di Politica economica dell’università di Messina, Ferdinando Ofria e Piero David, se l’Italia liberalizzasse le droghe leggere, le casse pubbliche potrebbero guadagnare fino a 8,5 miliardi di euro all’anno. Di fatto, spiega lo stesso intergruppo al lavoro alla Camera, “il punto non è più dichiararsi favorevoli o contrari alla legalizzazione, quanto regolamentare un mercato che – di fatto – è comunque libero“, al di là di quanto previsto al momento dalla legge.

BATTAGLIA PARLAMENTARE

Ora tutto passerà nelle mani dei deputati alla Camera. Un percorso che non sarà certo semplice. Anche perché rischia di incidere anche sugli equilibri all’interno della maggioranza tra Partito democratico e Nuovo centrodestra: «Un altro schiaffo ai moderati della maggioranza, sempre più irrilevanti», è stata la reazione immediata di Alessandro Pagano. Uno tra i più critici di una pattuglia, quella alfaniana, che rischia di implodere, come già accaduto con le Unioni Civili. Lo stesso Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali con delega alla Famiglia, ha avvertito che da Area popolare sono pronti a fare ostruzionismo: «Sarebbe una scelta contraddittoria legalizzarla. Da una parte combattiamo le ludopatie, dall’altra godiamo delle risorse derivanti dal gioco?». Prese di posizione e prime accuse incrociate. Soltanto un antipasto di uno scontro parlamentare che i promotori della proposta di legge sperano possa concludersi con il “25 luglio del proibizionismo“.

Nessun commento:

Posta un commento