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giovedì 23 maggio 2019

Avicii - Tough Love ft. Agnes, Vargas & Lagola

EARFQUAKE

6 MESI DI GILET GIALLI

I Gilet Gialli di Francia: sei mesi di lotta

I Gilet Gialli di Francia: sei mesi di lotta

counterpunch.org
Vi scrivo da Montpellier, in Francia, dove sono un osservatore-partecipante nel movimento dei Gilet Gialli, che dopo sei mesista ancora andando a gonfie vele, nonostante la mancanza di informazioni nei media internazionali.
Ma perché dovreste prendervi il tempo per saperne di più sui Gilet Gialli? La risposta è che la Francia ha rappresentato per oltre due secoli il modello classico per l’innovazione sociale, e questo movimento sociale unico e originale ha un enorme significato internazionale. I Gilet Gialli sono già riusciti a infrangere il mito capitalista della “democrazia rappresentativa” nell’era del neo-liberismo. La loro rivolta ha smascherato le menzogne e la prepotenza del governo repubblicano, così come l’ipocrisia delle istituzioni rappresentative come i partiti politici, i sindacati fondati sulla burocrazia e i media mainstream.
Inoltre, i Gilet Gialli rappresentano la prima volta nella storia che un movimento sociale spontaneo e auto-organizzato abbia resistito per sei mesi, nonostante la repressione, pur mantenendo la sua autonomia, opponendosi alla cooptazione, alla burocratizzazione e alle divisioni settarie. Nel frattempo, resistendo alla repressione governativa su vasta scala e alla propaganda mirata, [il movimento] rappresenta una vera alternativa umana alla disumanizzazione della società sotto il dominio del “mercato” capitalista.
Sei mesi fa, il 17 novembre 2018, i Gilet Gialli sono comparsi letteralmente “dal nulla”, con unità locali autonome, spuntate in tutta la Francia come funghi, manifestando sulle rotatorie e [ai] caselli, marciando ogni sabato nelle città,compresa Parigi. Ma a differenza di tutte le rivolte precedenti, essa non aveva Parigi al suo centro.L’umido terreno di novembre, da cui sono spuntati questi funghi, è stata la quasi universale frustrazione dei Francesi per il miserabile fallimento della CGT e di altri sindacati che si opponevano efficacemente all’imposizione da parte di Macron,come un rullo compressore, delle sue storiche “riforme” thatcheriane della scorsa primavera: un inflessibile programma neo liberale di riduzione dei benefici, dei diritti sui luoghi di lavoro e privatizzazione o riduzione dei servizi pubblici, eliminando la cosiddetta Tassa sulla Ricchezza, ideata a beneficio dei poveri.
La causa immediata di questa sollevazione spontanea di massa è stata la protesta contro una tassa ingiusta sul carburante (giustizia fiscale), ma le richieste dei Gilet Gialli si ampliate rapidamente fino a includere la reintegrazione dei servizi pubblici (trasporti, ospedali, scuole); salari più alti, indennità di pensionamento, assistenza sanitaria per i poveri, agricoltura contadina, media liberi dal controllo governativo e dai miliardari, e soprattutto democrazia partecipativa. Nonostante le loro tattiche dirompenti, i Gilet Gialli sono stati fin dall’inizio enormemente popolari presso il Francese medio (73% di approvazione), e sono ancora più popolari del governo Macron, dopo sei mesi di estenuanti e pericolose occupazioni dello spazio pubblico, violente proteste settimanali e propaganda diffamatoria contro di loro.
Stanchi delle menzogne, degli inganni, delle manipolazioni e del disprezzo, i Gilet Gialli hanno fin dall’inizio rifiutato istintivamente di essere strumentalizzati dalle corrotte istituzioni “rappresentative” della democrazia capitalista – inclusi i partiti politici, le burocrazie sindacali e i media (monopolizzati dai miliardari e sovvenzionati dal governo). Vigili sulla loro autonomia, un concetto che gli intellettuali radicali analizzano da anni,  i Gilet Gialli hanno rifuggito [di avere] “leader” e portavoce persino tra i propri ranghi, e stanno imparando anche gradualmente a federarsi e negoziare la convergenza con altri movimenti sociali.
Sin dall’inizio, i violenti raduni non autorizzati dei Gilet Gialli sono stati affrontati da una massiccia repressione della polizia: gas lacrimogeni, flashball, percosse, 10.000 arresti, processi immediati agli imputati, condanne rigide per infrazioni marginali. Il governo Macron ha appena approvato una nuova legge “anti-vandalismo” che rende praticamente impossibile manifestare legalmente. L’ortodossa Repubblica Francese neo-liberale di Macron è diventata probabilmente repressiva dell’opposizione interna, come i regimi “populisti” di destra in Polonia, Ungheria, Turchia.
La violenta repressione dell’opposizione politica da parte di Macron è responsabile di almeno due morti, 23 manifestanti accecati da un occhio, migliaia di feriti gravi.Ciò è stato condannato dagli USA e dall’Unione Europea. Ma Macron non ha mai riconosciuto queste lesioni, che raramente vengono mostrate nei media. Le notizie televisive si concentrano sulle immagini sensazionali della violenza (alla proprietà) da parte dei vandali del Black Block, a margine delle manifestazioni dei Gilet Gialli, mai sulle vittime umane della violenza sistematica del governo.Uno slogan popolare proclamato in Magic Marker su un manifestante che è un Gilet Giallo recita: “Svegliatevi! Spegnete la TV! Unitevi a noi!”
Dal momento che i Gilet Gialli non hanno portavoce riconosciuti, la propaganda del governo, favorita dai media, ha avuto mano libera per disumanizzarli [e] per giustificare il trattamento disumano nei loro confronti. Macron, dall’alto della sua presidenza monarchica, dapprima ha fatto finta di ignorare la loro rivolta, poi ha tentato di corromperli con le briciole (veramente poche briciole che sono state rifiutate) e poi li ha stigmatizzati come “un’orda piena d’odio”. (N.B. Nella vita reale i Gilet Gialli sono in gran parte persone di mezza età a basso reddito con famiglia,provenienti dalle province, il cui marchio è l’amicizia e gli improvvisati barbeque.) Tuttavia, per Macron e i media essi costituiscono una cospirazione irriducibile di “40.000 militanti dell’estrema destra ed estrema sinistra”, spesso caratterizzati come”antisemiti” che minacciano la Repubblica.
Non c’è da meravigliarsi se, sottoposti a crescente violenza e calunnia continua, il numero di Gilet Gialli disposti a scendere in strada per protestare ogni settimana sia diminuito nell’arco di 27 settimane. Ma sono ancora là fuori e il loro slogan preferito fa così: “Eccoci qui! Eccoci qui! E se a Macron non piace? Eccoci qui! “(On est là! Même si Macron ne veutpas, On est là!)
Fortunatamente, nelle scorse settimane la Lega per i diritti dell’uomo e altri gruppi umanitari di questo tipo sono finalmente riusciti a protestare contro la brutalità della polizia, mentre comitati di artisti e accademici hanno firmato petizioni a sostegno della lotta dei Gilet Gialliper i diritti democratici, condannando il governo e i media.Allo stesso tempo, i Gilet Gialli stanno sempre più convergendo con gli Ecologisti (“Fine del mese / Fine del mondo / Stesso nemico / Stessa lotta”) e le femministe (le donne svolgono un ruolo importante nel movimento).
Anche con i lavoratori, molti di loro sono attivi come oppositori della burocrazia nei loro sindacati. Gli adesivi rossi della CGT sui Gilet Gialli si vedono di frequente nelle manifestazioni.Philippe Martinez, il Segretario Generale della CGT, che finora è stato sarcastico e negativo nei confronti dei Gilet Gialli, è stato costretto ad ammettere che la causa della loro ascesa è stata il fallimento dei sindacati, “un riflesso di tutti i deserti sindacali”. Si riferiva a”piccole e medie imprese, pensionati, poveri, disoccupati e molte donne”(il segmento di popolazione dei Gilet Gialli) che i sindacati hanno ignorato.
I Gilet Gialli sono ancora presenti nella mischia, tenendo aperta la breccia.La crisi in Francia è tutt’altro che finita.Se e quando gli altri gruppi oppressi e arrabbiati in Francia – i lavoratori organizzati, gli ecologisti, gli immigrati Nord Africani, gli studenti che lottano contro le “riforme”di Macron,inerenti all’istruzione–spegneranno le loro TV e scenderanno nelle strade, le cose potrebbero cambiare radicalmente. L’obiettivo dichiarato dei Gilet Gialli è fermare la Francia e imporre un cambiamento dal basso.
E se ci riescono? Sappiamo cosa ha condotto il “successo” di partiti strutturati come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna.Forse una federazione orizzontale di gruppi di base autonomi, che tentano di reinventare la democrazia, potrebbe fare meglio.
P.S. Ultim’ora: la CGT ha appena tenuto la sua convention e ha votato all’unanimità per la “convergenza” con i Gilet Gialli, qualcosa a cui il nostro gruppo di Montpellier sta lavorando da mesi.Domani, per la prima volta, ci incontreremo con gli altri gruppi di Gilet Gialli nella nostra regione.”Su ne lâcherien!” (Nulla ci sfugge, non ci arrendiamo).

RICHARD GREEMAN  è uno studioso di corrente marxista, da lungo tempo impegnato in lotte per i diritti umani, contro la guerra, contro il nucleare, per l’ambiente e il lavoro negli Stati Uniti, in America Latina, in Francia e in Russia.Greeman è meglio conosciuto per i suoi studi e le traduzioni del romanziere franco-russo e rivoluzionario Victor Serge. Si divide tra Montpelier, la Francia e New York City.

20.05.2019

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88

IL GRANDE MICHEL ONFRAY: LEI, IL LIBRO CHE SI BASA SU ORWELL

Michel Onfray: “La teoria di genere prepara il transumano, obiettivo finale del capitalismo”

Michel Onfray: “La teoria di genere prepara il transumano, obiettivo finale del capitalismo”

DI SAMUEL PRUVOT E HUGUES LEFEBRE
famillechretienne.fr
Il saggista e filosofo Michel Onfray dà alle stampe un libro nel quale costruisce una teoria della dittatura appoggiandosi all’opera di George Orwell. In questo libro afferma che noi siamo entrati In un tipo di società totalitaria che distrugge la libertà, abolisce la verità e nega anche la natura.
Lei non esagera sostenendo che la Francia del 2019 assomiglia alla società di “1984” di Orwell?
Certamente no. E credo anche che il fatto stesso che se ne dubiti provi anche che ci siamo dentro!
La dittatura ha un passato molto lungo. Prende il suo nome da Roma dove si davano ad un uomo i pieni poteri per risolvere un problema, pieni poteri che egli restituiva poi senza colpo ferire, una volta compiuta la sua missione . La dittatura ha lasciato il mondo occidentale con l’imperatore di Mongolia Gengis Khan nei secoli XII e XIII e poi con Tamerlano, l’Emiro di Transoxiana nel secolo seguente. È poi tornata in Europa con Savonarola nel secolo XV e poi con Cromwell, Calvino, Robespierre e il suo comitato di salute pubblica, eccetera.
Ebbene, la maggior parte delle volte si pensa alla dittatura guardando ai fascismi bruni e rossi di Hitler, Stalin, Mao, Pol-Pot. La nostra incapacità di rappresentarci il fenomeno a partire da periodi lunghi ci costringe ormai a non saper pensare più l’argomento della dittatura all’infuori del nostro più recente passato. Però Hitler e Stalin non sono la misura eterna ed extra-storica della dittatura. (si legga anche: “Michel Onfray sulla via di Damasco”)
Perché Lei si è basato sull’Opera di Orwell per teorizzare la dittatura?
Faccio l’ipotesi che Orwell sia un pensatore politico al livello di Machiavelli o di De La Boétie e che “1984” permette di considerare gli aspetti di una dittatura post-nazista o post-staliniana nelle forme di cui esamino l’esistenza nella nostra epoca.
Quando ho dovuto sintetizzare il mio lavoro, ho proposto lo schema di una dittatura di tipo nuovo, che suppone un certo numero di obiettivi: distruggere la libertà; impoverire il linguaggio; abolire la verità; sopprimere la storia; negare la natura; diffondere l’odio; aspirare all’Impero.
E come si realizza tutto ciò ?
Per distruggere la libertà bisogna: assicurare una sorveglianza continua; distruggere la vita personale; sopprimere la solitudine; rallegrarsi nelle feste obbligatorie; uniformare l’opinione pubblica, e denunciare il pensiero come criminale.
Per impoverire il linguaggio bisogna: praticare un linguaggio nuovo; utilizzare un linguaggio ambiguo; distruggere alcune parole; oralizzare il linguaggio; parlare un linguaggio unico; sopprimere i classici.
Per abolire la verità bisogna: insegnare l’ideologia; strumentalizzare la stampa; propagare delle notizie false; costruire la realtà.
Per sopprimere la storia bisogna: cancellare il passato; riscrivere la storia; inventare i ricordi; distruggere i libri; industrializzare la letteratura.
Per negare la natura bisogna: distruggere il piacere di vivere; organizzare la frustrazione sessuale, igienizzare la vita., e la procreazione medicalmente assistita ( PMA).
Per diffondere l’odio bisogna: crearsi un nemico; fomentare delle guerre; psichiatrizzare il pensiero critico; realizzare l’ultimo uomo .
Per aspirare all’ Impero bisogna: formattare i bambini; gestire l’opposizione; governare con le élites; asservire le persone grazie al progresso; dissimulare il potere.
Chi potrebbe dire che non siamo in questa situazione ?
Alcuni cristiani hanno teorizzato e praticato la resistenza spirituale contro il totalitarismo come i resistenti della Rosa Bianca contro la Germania nazista. È una sorgente di ispirazione per Lei ?
Ah sì certo, eccome! Ma confrontare non è ragionare. La nostra dittatura non attacca i corpi, distrugge solo gli animi e questo è un altro modo di distruggere i corpi lasciandoli in vita…
Nel 2008 ho pubblicato un’opera teatrale con le Edizioni Galilée, “Il sogno di Eichmann”.
Vi ponevo il problema dell’obbedienza e della resistenza facendo incontrare in sogno Eichmann e Kant qualche ora prima dell’esecuzione di Eichmann. Durante il suo processo il nazista aveva detto che si era limitato ad agire kantianamente, cosa che Hannah Arendt aveva messo in discussione e rifiutato nell’opera “ Eichmann a Gerusalemme”. Io invece dimostravo che purtroppo Eichmann aveva letto molto bene Kant.
La dedica di questa opera teatrale era la seguente: “In memoria di Inge Scholl e della Rosa Bianca”.
La Sua libertà di parola sulla sinistra o anche sull’Islam infastidisce. È necessario prendersi il rischio di una presa di posizione pubblica su argomenti vietati, con il rischio di essere linciati com’è stato il caso recente di Agnès Thill (1) che si è espressa sulla procreazione assistita o di Francois Xavier Bellamy (2) che ha preso posizione sull’aborto?
Io mi prendo gioco di quello che la stampa del potere pensa di me. non è lei che misura il mio valore. Ma comunque distribuisco ugualmente le mie riflessioni a tutte le stampe meglio se d’opposizione. Nessun giornalista e neanche nessun uomo di potere potrebbe fermare la mia penna o la mia parola. Se bisogna pagare questa libertà con l’esclusione dal Servizio Pubblico senza che nessun giornalista se ne stupisca, ebbene, l’ho pagato, non è un prezzo alto! La misura del mio valore si trova nell’opinione e nel giudizio di 3 persone delle quali ormai soltanto una è vivente. Anche se io scrivo ancora sotto lo sguardo scomparso dei miei due morti. Ormai non penso, non parlo, non scrivo più che sotto lo sguardo di una sola persona – e questo è l’infinito lusso della vera libertà, ne sono ben consapevole….
La teoria di genere è il prodotto di una società totalitaria ?
È il prodotto di una società il cui obiettivo è di condurre una guerra totale alla natura per fare in modo che tutto, proprio tutto, diventi artefatto, un prodotto, un oggetto, una cosa, un artificio, un utensile, ovvero in altre parole: un valore mercantile. Nell’arco di cento anni vi è la possibilità di un capitalismo integrale nel quale si produrrà tutto e dunque tutto si comprerà e tutto si venderà. La teoria di genere è una delle prime pietre di questo carcere planetario. Essa prepara il “transumano” che è l’obiettivo finale del capitalismo. In altre parole: non la soppressione del capitale come credono i neomarxisti, ma la sua affermazione totale, definitiva, irreversibile.
Concedendo l’accesso alla procreazione assistita alle coppie di donne, la filiazione biologica sarà sostituita da una “filiazione di intenzione”. Secondo Lei questo contribuirà all’instaurarsi di una società totalitaria, come descritto nel libro “1984”?
Questo è da comprendere all’interno del processo di snaturamento e trasformazione artificiale della realtà. Si rinnega la natura, la si distrugge, la si disprezza, la si sporca, la si devasta, la si sfrutta, la si inquina, e poi la si sostituisce con qualcosa di artificiale. Per esempio con i corpi: più ormoni, più ghiandole endocrine, più testosterone, ma comunque cose che alterano l’equilibrio endocrino! Cercate di capire.. Oppure anche le iniezioni ormonali per quelli che vogliono cambiare sesso. Questo odio della natura, questa guerra di distruzione dichiarata alla natura è propedeutica al progetto “transumanista”
D’altra parte non sono mai stato padre biologico, ma grazie ad un matrimonio con la donna che è lo sguardo vigile sotto il quale ora io scrivo, a seguito dell’adozione dei suoi due figli adulti, sono diventato padre e nonno del bambino di quella che è diventata la mia figlia adulta: dunque non sono contro una “filiazione di intenzione” perché io stesso ne incarno il progetto, ma il tutto deve essere all’interno di una logica nella quale non si priva il bambino dei punti di riferimento ai quali ha diritto. Ho molto combattuto contro la metapsicologia della psicanalisi freudiana e posso dire che mi ritrovo nella battaglia di alcuni psicanalisti che si oppongono a questa scomparsa del padre, in favore sia della comparsa di un doppio padre sia di quella di una doppia madre.
L’incendio di Notre-Dame è stato un elettroshock per molta gente ma è anche stata l’occasione di riscoprire un’eredità architettonica e spirituale . Era una presa in giro per la società “nichilista” che Lei denuncia ?
Io mi sono opposto alla lettura di questo o di quell’altro che riciclavano le vecchie bestialità del pensiero magico: punizione divina, segnale inviato da Dio, avvertimento inviato ai miscredenti… Ho anche sentito dire che la mano di Dio aveva allontanato dal fuoco la famosa corona di spine del Cristo, senza riuscire a capire come mai questa stessa mano aveva potuto contemporaneamente permettere il Corto Circuito oppure l’innesco doloso!
Al contrario, ho raccontato in “Decadenza” che l’avventura della Sagrada Familia di Barcellona faceva senso: decisa e cominciata nel XIX secolo, continuata ma mai riuscita ad essere terminata nel XX secolo, comunque benedetta da un Papa che ha abdicato nel XXI secolo, e poi teatro di un attentato islamista fortunatamente sventato, era un concentrato della storia del Cristianesimo decadente . (Leggete anche: “Michel Onfray piange Notre Dame de Paris.)
Dalla finestra del mio ufficio vedo l’abbazia degli Uomini costruita da Guglielmo il Conquistatore 1000 anni fa: in una trentina di anni, ha costruito due abbazie in questa sola la città – senza parlare del castello e degli altri edifici laici… bisogna dire che la velocità del Paraclito non è più la stessa! Ma l’incendio di Notre-Dame entra in un’altra prospettiva: mentre aspettiamo le conclusioni dell’inchiesta incaricata, si tratta di un incidente nel quale Dio non ha avuto più potere che lo Spirito del Tempo.
Samuel Pruvot e Hugues Lefèvre
Fonte: www.famillechretienne.fr
Link: https://www.famillechretienne.fr/politique-societe/bioethique/michel-onfray-la-theorie-du-genre-prepare-le-transhumain-objectif-final-du-capitalisme-255280
16.05.2019
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

Note:
1 – Agnes Thill : è un politico francese che rappresenta La République En Marche! È stata eletta all’Assemblea nazionale francese il 18 giugno 2017, in rappresentanza del dipartimento di Oise. Wikipedia (inglese)
2 – François -Xavier Bellamy : è un filosofo francese, autore pluripremiato, insegnante di scuola superiore e politico – Partito Repubblicano . È un vicesindaco di Versailles. Wikipedia (inglese)

CRIMINI DI GUERRA E OCCIDENTE

Dal Medio Oriente all’Irlanda del Nord, gli stati occidentali sono fin troppo felici di scampare alle accuse di crimini di guerra

Dal Medio Oriente all’Irlanda del Nord, gli stati occidentali sono fin troppo felici di scampare alle accuse di crimini di guerra


ROBERT FISK
independent.co.uk
Quand’è che un crimine di guerra non è un crimine di guerra? Quando è stato commesso da noi, ovviamente.
Ma questo truismo sta assumendo oggi un significato nuovo e sinistro, e non solo perché Trump e i suoi scagnozzi potrebbero pianificare un’altra serie di atrocità in Medio Oriente.
Perché ora si avverte un pericoloso slittamento, che rende gli stati occidentali più che mai pronti ad incoraggiare i crimini di guerra contro l’umanità, ad accettarli, approvarli e ad aspettarsi la nostra complicità per queste violazioni grossolane e disgustose del diritto internazionale.
Non sto solo riferendomi al comportamento patetico e grottesco del nostro attuale Ministro della Difesa, che parla di “amnistia per i procedimenti penali storici,” il che significa che possiamo uccidere Iracheni e Afghani e farla franca, ma dobbiamo essere un po’ più cauti nell’Irlanda del Nord. Ma non tanto più cauti, badate bene, basta guardare le giovani e scattanti élite Tory e gli incartapecoriti ex generali che blaterano di estendere questa licenza di uccidere a tutti quelli che avevano assassinato cittadini britannici a Belfast e Derry.
Questo non solo offende l’umanità degli uomini e delle donne dell’Irlanda del Nord che hanno la cittadinanza britannica, li sta anche precipitando nel limbo, tra i Mussulmani dagli occhi scuri in Medio Oriente, che possono essere dimenticati 10 anni dopo essere stati liquidati, e gli Inglesi dagli occhi azzurri, i cui omicidi comporterebbero squadre di poliziotti e di gruppi anti-terrorismo in tutte le strade della nazione a dare la caccia e ad assicurare alla giustizia i loro assassini.
Non si tratta solo una differenza con il DNA delle nostre vittime, ovviamente. È la parola “storici.” Perchè quello che sta proponendo Penny Mordaunt insieme ai suoi ruffiani è un provvedimento che depenalizza i crimini di guerra, qualcosa che migliaia di ex-nazisti avevano cercato e desiderato ardentemente dopo la Seconda Guerra Mondiale.
No, i soldati dell’esercito britannico non sono nazisti, i Marines statunitensi non sono la Wehrmacht, la RAF e l’USAF non sono la Luftwaffe (anche se, per un confronto del genere, dovremmo mettere da parte Amburgo e Dresda). Sto parlando di paralleli, non di confronti, sull’improvvisa crescita di una mentalità pericolosa e deforme, che si propone di scagionare gli assassini prima che commettano il loro crimine.
Ma lasciamo perdere il vergognoso accanimento della Gran Bretagna nel nord-est dell’Irlanda, anche se molti fautori della Brexit sono pronti a ritornarvi su. Invece, attraversiamo l’Atlantico fino al grande manicomio di Washington, dove Trump ha appena concesso il perdono totale al tenente dell’esercito americano, Michael Behenna.
Quest’uomo aveva assassinato un Iracheno di nome Ali Mansur il 16 maggio 2008. A Behenna era stato ordinato di riportare Mansur a casa sua, dopo che era stato interrogato dagli agenti dell’intelligence statunitense sull’uccisione di due soldati americani per lo scoppio di una mina stradale. Non avevano trovato prove della sua colpevolezza. Ma Behenna aveva portato il suo prigioniero nel deserto, lo aveva spogliato, lo aveva nuovamente interrogato puntandogli contro una pistola e gli aveva sparato alla testa e al petto. Il caso era semplice, o almeno così potreste pensare. Behenna era stato arrestato per omicidio non premeditato e condannato a 25 anni di carcere.
Ma poi il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti gli aveva ridotto la pena da 25 a 15 anni, e lo aveva rimesso in libertà vigilata nel 2014. Behenna era stato un prigioniero modello, ammirato dagli amici nella sua natia Oklahoma.
E, solo 10 giorni fa, Trump ha concesso a questo assassino militare il perdono completo. Nessuna sorpresa dal punto di vista di Trump, ovviamente. Aveva detto che “la tortura funziona” e crede che anche l’omicidio di massa funzioni.
Bisogna eliminare le loro famiglie, quando si prendono questi terroristi, bisogna eliminare le loro famiglie,” aveva detto il presidente degli Stati Uniti in un’intervista del 2015. Behenna aveva commesso l’omicidio poco più di 10 anni fa, quindi nessuna protesta da parte della Mordaunt e dei suoi amici di Londra: il suo crimine aveva superato la data di scadenza dei 10 anni per gli omicidi nel mondo musulmano.
Un altro Americano, veterano della guerra in Iraq, aveva smentito questa assurdità il giorno dopo la concessione della libertà, da parte di Trump, al criminale di guerra Behenna. Waitman Wade Beorn era stato un ufficiale di cavalleria che aveva sempre detto ai suoi soldati di trattare i civili iracheni come se fossero vicini di casa, piuttosto che nemici. In un coraggioso articolo sul Washington Post, Beorn aveva scritto che il comandante in capo degli Stati Uniti aveva preferito trascurare dei gravi crimini di guerra “a favore di una nozione distorta di patriottismo ed eroismo.” Trump aveva dato la sua approvazione “alle cose brutte che capitano nel contesto bellico,” il che è strano per un uomo che aveva evitato il servizio militare.
Ma Beorn è un caso particolare, perché ha anche scritto un libro sulla partecipazione dell’esercito tedesco all’Olocausto. Anche considerando l’ambiente volutamente razzista e ideologicamente influenzato della Wehrmacht, [Beorn] ritiene che “la cultura di ciascuna unità e la sua leadership istituzionale abbiano influenzato in modo diretto l’esecuzione o meno di crimini di guerra. Unità assassine erano guidate da comandanti assassini.”
Beorn non paragona l’esercito americano alla Wehrmacht. Parla, anche se in modo un po’ sdolcinato, dei “sistemi di educazione militare dell’America che mettono in risalto i nostri valori, le regole di un conflitto armato” e le loro “salde basi etiche.”
Ma ricorda anche l’infame “Ordinanza giurisdizionale” di Adolf Hitler del maggio 1941, poco prima dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica, che informava le truppe tedesche che “per reati commessi da membri della Wehrmacht e da suoi dipendenti nei confronti di civili nemici, l’accusa non è obbligatoria , nemmeno se il reato è allo stesso tempo un crimine militare o una infrazione.
Come osserva Beorn, “ai soldati era stato detto, letteralmente, che non sarebbero stati processati per comportamenti che ovunque in Europa sarebbero stati considerati criminali.”
Che poi è una cosa, in realtà, spaventosamente simile alle proposte teoriche del nostro Ministro della Difesa. Lasciare impuniti degli assassini se uccidono Afgani o Iracheni (anche se solo dopo un intervallo decente), ma non se uccidono degli Inglesi, potrebbe sembrare piuttosto familiare ai veterani della Wehrmacht. Quando un presidente degli Stati Uniti elogia i criminali di guerra alla stregua di coraggiosi patrioti vittime solo della correttezza politica, “condona comportamenti non etici e criminali,” scrive Beorn. E il gioco è fatto. Improvvisamente, torna alla memoria il Bloody Sunday. E l’inchiesta a Belfast di questa settimana per la strage di Ballymurphy, dove un ex soldato britannico ha descritto alcuni dei suoi compagni del reggimento paracadutisti in termini davvero spaventosi. Ha affermato che c’erano soldati buoni e professionali, ma poi ha aggiunto: “c’erano anche degli psicopatici, c’erano persone con cui era pericoloso stare insieme.
Su questo ci potete scommettere. “I soldati canaglia erano fuori controllo, uccidevano la gente per la strada, sapendo che sarebbero stati protetti,” ha detto il testimone M597 all’inchiesta di Belfast, anche se è discutibile quanto “canaglia” fossero questi soldati, meno di un anno dopo il Bloody Sunday. Ma ricordate, Ballymurphy è successo 48 anni fa, il Bloody Sunday 47. Questo è il tipo di ragionamento che ora si sta perdendo tra quei politici britannici che vorrebbero fare tabula rasa.
Trump ha difeso pubblicamente il maggiore americano Matt Golsteyn, che è attualmente accusato di omicidio premeditato per aver sparato ad un uomo disarmato e per aver dato alle fiamme il suo corpo, in Afghanistan nel 2010. Trump lo ha definito un “eroe di guerra americano.”
Beorn ha anche ricordato il caso del sostegno di Trump all’ex Navy Seal Edward Gallagher, un altro presunto criminale di guerra che, secondo il New York Times“aveva sparato ad una ragazza che indossava un vestito a fiori e che camminava con altre ragazze sulla riva del fiume Tigri” a Mosul, nel 2017.
Era caduta a terra stringendosi lo stomaco ed era stata trascinata via dalle altre donne. Beorn ricorda che nello stesso anno, ed ora stiamo parlando di meno di due anni fa, Gallagher avrebbe ucciso un adolescente ferito, pugnalandolo più volte al collo e una volta al petto.
Trump ha twittato che a Gallagher sarebbero state concesse condizioni migliori di reclusione “in onore del suo passato servizio,” ha scritto Beorn, “un onore che molti direbbero aveva gettato alle ortiche molto tempo fa.”
Beh, grazie a Dio, potreste dire, per tutti i Beorn di questo mondo. Ma che dire della nostra mite accettazione del conto ufficiale delle vittime causate dai nostri eserciti e dalle nostre forze aeree in Medio Oriente? Le forze della “coalizione” dicono di aver portato a termine 34.464 attacchi in Iraq e in Siria dall’agosto 2014, uccidendo involontariamente 1257 civili. Ma Amnesty International ha indagato sulle vittime civili di una sola città, Raqqa in Siria, per un periodo di soli quattro mesi nel 2017 e, secondo i suoi conteggi, le vittime civili sarebbero più di 1.600.
Molto più inquietante, più fantastico, è forse la parola giusta, è il fatto che la Royal Air Force afferma di aver ucciso 1.019 “combattenti nemici” in Iraq e in Siria in più di quattro anni. Ma solo un civile. Solo uno, solo un singolo civile è stato ucciso fra 1.020 morti. Queste cifre, che coprono il periodo tra settembre 2014 e gennaio di quest’anno, sono state rilasciate dal Ministero della Difesa britannico in base ad una richiesta sul principio della libertà di informazione fatta dell’ente benefico Action on Armed Violence. E tutti questi dati sono basati, secondo il Ministero della Difesa, sulla “migliore analisi post-strike disponibile.”
Quasi inquietante quanto questa cifra palesemente ridicola è il fatto che la BBC ne abbia parlato, il 7 marzo scorso, come fosse una semplice notizia, giustificando nel corso della trasmissione questo incredibile dato con il caritatevole commento che un fatto del genere costituisce sicuramente “un record mondiale nei conflitti moderni.”
Il corrispondente della BBC al Ministero della Difesa aveva poi osservato che si trattava di “dati straordinariamente precisi,” ma che l’analisi sul campo di battaglia è “non una scienza esatta.”  Il che significherebbe, ancora una volta per quel che vale, che la RAF sarebbe responsabile per solo uno dei 1.257 civili “involontariamente” uccisi dagli attacchi aerei della coalizione nello stesso periodo.
Devo dire che statistiche di questo tipo non sono solo inverosimili, incredibili ed offensive per chiunque le legga o le studi. Sono ovviamente prodigiose, prive di senso, irresponsabili, assurde, bizzarre, strane, fuori dal mondo, oniriche e, per chi ha fatto il giornalista di guerra negli ultimi quarant’anni, completamente false. Chiunque creda veramente a queste stronzate deve anche essere fermamente convinto dell’esistenza dei marziani, di Babbo Natale o dei piccoli omini verdi in fondo al giardino.
Eppure, il Ministero della Difesa britannico se l’è cavata. Uccidere civili in incursioni aeree non può essere meno criminale di un soldato che, individualmente, uccide civili. E, uccidere dei civili “involontariamente” dal cielo, non è sufficiente perchè le forze militari possano dichiararsi innocenti.
Le indagini di Amnesty sugli attacchi di Raqqa dicono che il reale bilancio delle vittime civili è non solo scioccante, ma del tutto inutile.
Tuttavia, a questo ci siamo abituati. Dal cielo, nelle strade, nel deserto, uccidiamo e poi ci assolviamo da soli.
No, “l’azione giudiziaria non è obbligatoria.” Possiamo persino definire eroi degli assassini. Al giorno d’oggi possiamo anche farla franca per l’omicidio, e non ci lamentiamo nemmeno. Siamo conniventi.
Robert Fisk
Fonte: independent.co.uk
Link: https://www.independent.co.uk/voices/amnesty-war-crime-britain-us-trump-michael-behenna-pardon-iraq-a8916346.html
17.05.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

RAND CORP

Rand Corp: come abbattere la Russia

Rand Corp: come abbattere la Russia

DI MANLIO DINUCCI
ilmanifesto.it
Il piano elaborato dal più influente think tank Usa-
Costringere l’avversario a estendersi eccessivamente per sbilanciarlo e abbatterlo: non è una mossa di judo ma il piano contro la Russia elaborato dalla Rand Corporation, il più influente think tank Usa che, con uno staff di migliaia di esperti, si presenta come la più affidabile fonte mondiale di intelligence e analisi politica per i governanti degli Stati uniti e i loro alleati. La Rand Corp. si vanta di aver contribuito a elaborare la strategia a lungo termine che permise agli Stati uniti di uscire vincitori dalla guerra fredda, costringendo l’Unione Sovietica a consumare le proprie risorse economiche nel confronto strategico. A questo modello si ispira il nuovo piano, Overextending and Unbalancing Russia, pubblicato dalla Rand.
Secondo i suoi analisti, la Russia resta un potente competitore degli Stati uniti in alcuni campi fondamentali. Per questo gli Usa devono perseguire, insieme ai loro alleati, una strategia complessiva a lungo termine che sfrutti le sue vulnerabilità. Vengono quindi analizzati vari modi per costringere la Russia a sbilanciarsi, indicando per ciascuno le probabilità di successo, i benefici, i costi e rischi per gli Usa. Gli analisti della Rand ritengono che la maggiore vulnerabilità della Russia sia quella economica, dovuta alla sua forte dipendenza dall’export di petrolio e gas, i cui introiti possono essere ridotti appesantendo le sanzioni e accrescendo l’export energetico Usa. Si deve far sì che l’Europa diminuisca l’importazione di gas naturale russo, sostituendolo con gas naturale liquefatto trasportato via mare da altri paesi. Un altro modo per danneggiare nel tempo l’economia della Russia è quello di incoraggiare l’emigrazione di personale qualificato, in particolare giovani russi con un alto grado di istruzione. In campo ideologico e informativo, occorre incoraggiare le proteste interne e allo stesso tempo minare l’immagine della Russia all’esterno, espellendola da forum internazionali e boicottando gli eventi sportivi internazionali che essa organizza.
In campo geopolitico, armare l’Ucraina permette agli Usa di sfruttare il punto di maggiore vulnerabilità esterna della Russia, ma ciò deve essere calibrato per tenere la Russia sotto pressione senza arrivare a un grande conflitto in cui essa avrebbe la meglio.
In campo militare gli Usa possono avere alti benefici, con bassi costi e rischi, dall’accrescimento delle forze terrestri dei paesi europei della Nato in funzione anti-Russia. Gli Usa possono avere alte probabilità di successo e alti benefici, con rischi moderati, soprattutto investendo maggiormente in bombardieri strategici e missili da attacco a lungo raggio diretti contro la Russia. Uscire dal Trattato Inf e schierare in Europa nuovi missili nucleari a raggio intermedio puntati sulla Russia assicura loro alte probabilità di successo, ma comporta anche alti rischi.
Calibrando ogni opzione per ottenere l’effetto desiderato – concludono gli analisti della Rand – la Russia finirà col pagare il prezzo più alto nel confronto con gli Usa, ma anche questi dovranno investire grosse risorse sottraendole ad altri scopi. Preannunciano così un ulteriore forte aumento della spesa militare Usa/Nato a scapito delle spese sociali.
Questo è il futuro che ci prospetta la Rand Corporation, il più influente think tank dello Stato profondo, ossia del centro sotterraneo del potere reale detenuto dalle oligarchie economiche, finanziarie e militari, quello che determina le scelte strategiche non solo degli Usa ma dell’intero Occidente. Le «opzioni» previste dal piano sono in realtà solo varianti della stessa strategia di guerra, il cui prezzo in termini di sacrifici e rischi viene pagato da tutti noi.

Per concessione di il manifesto
Fonte: https://ilmanifesto.it/rand-corp-come-abbattere-la-russia/
Data dell’articolo originale: 21/05/2019
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=26090

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Mansueti, guerrieri o maneggioni?

Mansueti, guerrieri o maneggioni?

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com
E ci guardano pure. Dai loro manifesti elettorali, ci scrutano, ci osservano: speranzosi, languidi, concilianti, battaglieri, consolatori, fidanti, consueti, suadenti e complici, integerrimi e scontrosi…ce n’è per tutte le razze e le solfe…hanno dedicato tempo e soldi per quelle immagini…no, così, un po’ più a destra…il ciuffo…la piega sulla giacca…
E finiamo per crederci, che quelle immagini rappresentino il succo dell’ideologia, la sterzata fra il desueto, il coraggio fra la contiguità…e ci scanniamo pure.
Poi, per cinque anni, le parole più gettonate saranno: variante, ponte, autostrada, tangente, palazzo, appartamenti, attico, tangente, voti, scambio, cupola, tangente. E, infine: avviso, garanzia, indagine, intercettazione, cellulare, processo, patteggiamento, rinvio, giudizio, assoluzione, condanna, dimissioni, corruzione…
Finiamo, inconsciamente, per lottare su basi ideologiche per gente che l’ideologia la snobba, la usa solo come grimaldello per far saltare tutti i chiavistelli del potere, per arrivare a possedere cinque telefonini, quattro automobili, tre uffici, due amanti, lo yacht, la faraonica villona al mare ed il gentile chalet sulle nevi.
Poi, ci provò Grillo. Non sappiamo molto di questa vicenda, perché l’inquietante presenza dei Casaleggio lancia un dubbio su tutta l’avventura: forse, il Beppe si rese conto che senza l’appoggio di gente abile nella comunicazione avrebbe soltanto gridato al vento per anni. Ma tant’è: nacque il Movimento.
Nacque mentre i partiti tradizionali – che avevano sbaragliato la vecchia classe politica ai tempi di Tangentopoli – finivano massacrati dai loro stessi atti, ossia dall’incapacità di generare felicità nelle menti degli italiani e, parallelamente, di mostrare una protervia inconcepibile nel traghettare risorse dai bilanci pubblici ai loro portafogli. Gli italiani sono il popolo meno prolifico del mondo, e il generare figli non dipende da asili nido o quant’altro, ma solo nella felicità intrinseca, la gioia di guardare al futuro. Che manca. Irrimediabilmente?
Giunti a questo punto, si dovrebbe parafrasare il titolo di un noto testo storico – Ascesa e declino delle grandi potenze di Paul Kennedy – in “Ascesa e declino dei partiti politici italiani”: quasi una rottamazione.
L’UDC conquistata e spartita (pare quasi una Polonia del 1939!) fra i due blocchi, Alleanza Nazionale morta per un appartamento a Montecarlo. Sì, avete letto bene: per un appartamento a Montecarlo. Trovarne uno più stupido di Gianfranco Fini, fra i tanti fessi italioti al potere, non è facile.
Sopravvive un barlume del ceppo originario, legato alla sopravvivenza fisica di Silvio Berlusconi, dove trova rifugio la gran maggioranza di quel 10% d’italiani che possiedono il 50% della ricchezza nazionale: hanno ragione a farlo, perché B. non li ha mai traditi.
Dall’altra parte, invece, i tradimenti consumati nel nome di un’Europa che sarebbe stata in grado d’aprire la cornucopia urbi et orbi sono stati infiniti, tanto che non si deve perdere tempo a citarli. Veltroni – “Celestino” (V, come lo chiama De Gregori) – il poco prode Prodi, qualche rottame ex DC ed ex PCI, robetta di poco conto. Se D’Alema è la “ mens maxima” che riescono ad esprimere, saluti e baci. Il resto sono soltanto rumenta di poco conto, gente da mandare, per la riconversione operativa, da Filippo de Maria. Magari diventano ballerini.
Fra le nuove “leve” della politica dell’epoca – FI, AN, UDC, PDS, RC, ecc – c’era anche la Lega Nord di Bossi.
Ricordo bene i manifesti con la gallina del Nord che faceva le uova d’oro, ed il Sud – famelico – che le rubava: era solo il tentativo del sen. Miglio d’accontentare i suoi partner tedeschi – Miglio era uno dei pochi italiani abbonati alla Deutsche Fernsehen, la Tv tedesca – per staccare il Lombardo-Veneto e collegarlo con gli “Imperi Centrali”. Senza una guerra, come avvenne nei Balcani.
Ma il sen. Miglio fallì, e poi morì e tutto passò nelle mani di un modesto (per cultura politica) Umberto Bossi, il quale non trovò di meglio che accasarsi con Berlusconi. La prima volta sbatté la porta e se ne andò, la seconda rimase e finì tutto a bagasce. La fine fu tristissima: il “Trota” laureato (?) in Albania, fiumi di soldi alla famiglia Bossi, storie di diamanti in Africa ed i famosi 49 milioni di rimborsi elettorali inesistenti ancora oggi “presenti” nella politica nostrana.
Per 30 anni, la Lega – a fasi alterne – ha (s)governato questo Paese: non si può negarlo, perché la compagnia era allegra e pronta ad ogni permissività, basta ricavare i voti.
Nella sua fase di ascesa, la Lega era probabilmente un partito ancora di “verginelle”, ma ci ha abituato, nei decenni, a comportamenti ed abitudini sempre più simili a quelli degli ex qualcosa che erano tutti in FI ed in AN.
Basti pensare ai famosi bilanci della Regione Piemonte – le “Mutande Verdi” – dalle quali spuntarono spese pazze addossate al bilancio regionale, oppure il “Gran Circo” della Regione di Maroni, con accusati, processi e quant’altro, con le tre regioni del nord – Piemonte, Lombardia e Veneto, sempre governate dalla Lega in associazione con FI ed altri – falcidiate dai processi.
Chissà perché i “Mose” olandesi funzionano regolarmente nelle chiuse e nei canali, mentre quello italiano è sempre rotto. Chissà.
Alla fine della storia, cosa troviamo?
Un partito che vince alla grande alle elezioni, ma che non ha i voti per governare da solo e che non desidera fare un governo con i due principali attori del passato: FI e PD. Lo stallo è evidente, e la situazione non è gestibile, se non con l’arrivo della trojka europea o di governi istituzionali.
C’è il lungo braccio di ferro, e alla fine spunta il governo M5S-Lega.
Già, ma la Lega chi è?
E’, in gran parte, la stessa compagine politica – nel senso di parlamentari, ministri, sottosegretari, assessori, sindaci e politici in genere – che è maturata negli anni di Berlusconi, ed ha assorbito un certo laissez-faire nella gestione degli appalti e nella programmazione delle opere. La Lega era al governo quando Lunardi ammetteva che “con la mafia bisogna convivere”.
Dall’altra, per ora, non ci sono episodi di corruzione: c’è la vicenda Raggi, ma l’accusa era di falso, ossia l’accusa era d’aver mentito su questioni interne alla sua giunta, cosa poi rivelatasi non vera. Di queste accuse, ne nascono e muoiono centinaia l’anno. Però, non ci sono soldi dietro, non c’è il chiudere gli occhi di fronte al malaffare, non si vuole favorire economicamente questo al confronto di quello.
Bisogna che la Lega se ne faccia una ragione: ci sono accuse che sono interne alla vita delle giunte – falso, varie omissioni, ecc, anche se così non dovrebbe essere – che fanno quasi parte della lotta politica ed altre – dove ci sono soldi di mezzo – e, queste, qualche campanello d’allarme devono farlo scattare, altrimenti è del tutto inutile proporre un governo “del cambiamento”.
Siri, Rixi, Fratus sono la punta dell’iceberg di questi comportamenti e la Lega – invece di fare ostruzionismo sul governo – dovrebbe fare pulizia al suo interno. D’altra parte, se questo governo ha deciso d’essere il governo del cambiamento, le regole vanno rispettate.
E’ tutto un teorema ordito dai giudici. Se si sposa questo principio, si deve poi indicarne la soluzione: nomina dei giudici da parte del potere politico? Per secoli l’umanità ha vissuto con questo sistema, ed è stato lampante che, quando un giudice doveva giudicare “milord” ed uno straccione, appeso al palo finiva sempre lo straccione.
La tripartizione dei poteri è una conquista, anche se ci possono essere delle smagliature, ma questo è compito della classe politica porvi rimedio: ad esempio, perché non punire la “fuga” delle notizie giudiziarie, almeno fino all’avviso di garanzia?
Basta fissare delle regole certe ed uguali per tutti, procure comprese, e certi comportamenti finirebbero: ricordo che B. fece infinite lamentazioni per il suo avviso di garanzia recapitato a Napoli durante un incontro con Bush, ma fu lui stesso (tramite i suoi giornali) a diramare ai quattro venti che il presidente della Regione Lazio andava a trans con l’auto di servizio.
Che fare?
Io non penso che lottare contro la corruzione politica sia un valore di destra o di sinistra, e nemmeno che il M5S sia un partito di sinistra e la Lega uno di destra. Sono categorie di un tempo trascorso, dalle quali fatichiamo tutti a staccarci, io per primo. Sono le categorie che ci vengono dalla nostra storia personale, dalle amicizie, dal nostro passato. Eppure, è necessario staccarsi.
Da anni sono amico di una persona che fu nel MSI quando io militavo nello PSIUP: sapeste quante risate ci siamo fatti su quegli anni! Sulle nostre ingenuità, i nostri pregiudizi, sulle nostre incapacità nel guardare oltre gli amici uccisi, i reciproci agguati, le botte, il sangue. Nel nome di un Duce che mai conobbero o di un radioso futuro socialista, mai arrivato.
La Storia ci ha messi in un bel guaio, perché – ad essere onesti – nessuno può dire che un governo di destra o di sinistra sia dietro l’angolo, dato che entrambe le forze politiche che hanno dato vita al governo, secondo me, faticherebbero troppo a dover tornare all’obbedienza in dei fumosi e poco probabili schieramenti. Non c’è nessuna alleanza con Berlusconi dietro l’angolo, ed il PD è sempre il PD di Renzi, anche se il segretario, oggi, è Montalbano-bis. Ed il PD e FI sono stati sconfitti sonoramente dagli italiani: concedere loro altro tempo sarebbe non solo sprecato, ma ingiusto.
Per chi coltiva queste illusioni, vorrei ricordare cosa sono le elezioni europee: una sfida che non ha mai contato una cippa, visto che non contano una cippa gli eletti e vanno a Bruxelles per decidere una cippa.
E vorrei rammentare le elezioni europee del 1984, quando a sinistra si gridò al “sorpasso” sulla DC, mentre Andreotti abbozzò un sorriso: nessuno, all’epoca, meditò di scomodare la mafia per così poco e, nelle successive elezioni politiche del 1987, la DC superò il PCI per ben tre milioni di voti. Le vere elezioni, gente, sono fissate per il 2023.
Meditate, prima di gridare a nuovi governi di destra o di sinistra: quel che ci aspetta, in quel caso, è soltanto un Monti-bis o Mario Draghi. Saluti e baci a tutti.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2019/05/mansueti-guerrieri-o-maneggioni.html
21.05.2019