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MOVIMENTO ARTURO

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“Movimento Arturo”: le truppe cammellate di George Soros in rete

DI FEDERICO DEZZANI
federicodezzani.altervista.org
La crisi diplomatica tra Italia ed Egitto, vero obiettivo dell’omicidio di Giulio Regeni, è stata perseguita ricorrendo ad ogni strumento: politica, ong, mondo delle associazioni e media. Se nell’ambito dei media tradizionali il Gruppo l’Espresso ha giocato la parte del leone, in rete si è distinto per attivismo il “Movimento Arturo”, esperimento informatico-politico del conduttore televisivo Diego Bianchi, in arte “Zoro”. Il movimento, nato lo scorso febbraio e già assurto a “quarto partito italiano su Twitter”, si concentra, oltre che sul caso Regeni, su tematiche pro-immigrazione e pro-LGTB. È sufficiente scavare un poco per scoprire come dietro il Movimento Arturo si nasconda la fondazione Open Society di George Soros, con cui collabora anche un altro personaggio chiave dell’omicidio Regeni: la docente di Cambridge, Maha Abdelrahman.

“Il quarto partito italiano su Twitter”, frutto della Open Society

In un panorama internazionale sempre più polarizzato, spaccato tra il blocco-euro-atlantico e quello euro-asiatico, la propaganda sommerge i mezzi d’informazione: la verità si può soltanto ricavare unendo i puntini all’interno delle notizie, oppure invertendo tout court il messaggio dei media. Si prenda, ad esempio, il fantomatico “inquinamento russo” dell’informazione: Mosca, insinuandosi nelle rete sociali, condurrebbe una costante attività eversiva mirata a manipolare “le democrazie liberali e occidentali”. “The Fake Americans Russia Created to Influence the Election1” scriveva il New York Times ad inizio settembre, prontamente ripreso da La Stampa: “Facebook ammette: la Russia ha fatto operazioni di avvelenamento sui nostri social”. Tralasciando il fatto che quasi la totalità delle reti sociali è basata negli Stati Uniti, è naturale chiedersi se l’establishment atlantico non attui quelle stesse operazioni che rinfaccia ai russi: Washington e Londra, già padrone indiscusse dei media tradizionali, manipolano anche le nuove piattaforme di comunicazione? E come?
Per rispondere al quesito, studiamo da vicino il caso Regeni, un’operazione in grande stile con cui i servizi inglesi e l’amministrazione Obama hanno sabotato le relazioni italo-egiziane, sacrificando il giovane ricercatore friulano le cui uniche colpe erano quelle di possedere il passaporto della Repubblica italiana e di essere entrato nei radar dei servizi angloamericani.
Per quanto riguarda i media tradizionali, il Gruppo l’Espresso di Carlo De Benedetti ha svolto la funzione d’ariete (Il Manifesto è troppo piccolo per incidere): da La Repubblica è partita la violentissima campagna (spesso in aperta violazione delle regole base del giornalismo, come testimonia il ricorso a fonti anonime e non verificate) culminata col richiamo del nostro ambasciatore. Sempre dal quotidiano di Mario Calabresi, sono sferrati oggi gli ultimi colpi di coda contro il governo, reo di aver ristabilito normali relazioni diplomatiche sull’onda del dinamismo franco-egiziano in Libia.
E per quanto riguarda le rete sociali, quali strumenti hanno usato gli angloamericani per “sensibilizzare” l’opinione pubblica sul caso Regeni e indirizzarla verso la direzione auspicata? Chi avesse seguito da vicino l’evoluzione dell’affare Regeni, avrebbe sicuramente notato sulla piattaforma Twitter l’attivismo di un gruppo di pressione dal nome singolare,“Movimento Arturo”. Migliaia di utenti, rigorosamente anonimi ma accomunati da una fantasiosa declinazione del nome “Arturo”, che hanno cavalcato il caso Regeni, cinguettando ed ancora cinguettando, contro l’Egitto di Al-Sisi, contro la “realpolitik” del governo italiano, contro il ripristino di normali rapporti diplomatici.
Non conoscete il “Movimento Arturo”? Bé, non siete aggiornati sui fermenti della sinistra italiana.
Risale al 2 marzo 2017 l’articolo dell’Huffington Post, “Movimento Arturo è la quarta forza politica del Paese (sui social): il partito di Gazebo fa boom in rete e sul territorio”2, articolo dove si racconta la genesi dell’esperimento informatico-politico. All’interno dell’articolo si legge:
“Le primarie del Movimento Arturo si svolgeranno il 29 aprile (il giorno prima di quelle del Pd) e saranno gratis. “Ci saranno sui social e sul territorio, ma non accettiamo altri candidati oltre a noi”. Perché l’assemblea, se non ve ne fosti accorti, c’è già stata: è durata 4 secondi e tanto basta. Voce unica, tre anime diverse: la “cosa” di sinistra nata, per scherzo, a Gazebo dalla matita di Marco Makkox D’Ambrosio prende forma ogni puntata che passa. (…). Arturo ha pochi giorni di vita ma è già diffuso nel Paese. Su Facebook e Twitter è una delle forze politiche più seguite. L’obiettivo principale era superare i seguaci di Articolo 1 – Democratici e Progressisti, l’ala scissionista uscita dal Pd. Obiettivo stracciato in poco più di mezz’ora: su Facebook i fan hanno superato soglia 14mila. “Oggi puntiamo alla Lega”, che su Twitter conta 21mila follower mentre Arturo incalza con 20mila. Questione di ore, Forza Italia, 5 Stelle e Pd sono avvisati”.
Il “Movimento Arturo” nasce nel marzo 2017 dalla trasmissione Gazebo, in onda su RAI3: il padre nobile è il conduttore stesso della trasmissione, Diego Bianchi, in arte “Zoro”. Si tratta, secondo gli ideatori, di semplice “cazzeggio”, di “un partito di sinistra fake”, senza alcuna pretesa di trasformarsi in una vera forza politica. Eppure, in pochi giorni, il “Movimento Arturo” cresce esponenzialmente sulle rete sociali, tanto da affermarsi come “la quarta forza politica del Paese su Twitter, alle spalle di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Forza Italia3. Quali sono i cavalli di battaglia del Movimento Arturo, oltre il sullodato caso Regeni? Invettive contro la destra e le restrizioni all’immigrazione, lodi alle frontiere aperte e campagne pro-LGTB. Rigorosamente proibita qualsiasi forma di “populismo” o “sovranismo”.
Sul tavolo si stanno ammucchiando tante tessere di un puzzle: un movimento di sinistra che fiorisce sulle reti sociali grazie ad utenti anonimi e spesso seriali, il caso Regeni, le frontiere aperte, la campagna transgender. C’è la sensazione che, ricomponendo correttamente le tessere, esca un esperimento informatico-mediatico identico al Movimento 5 Stelle, collocato però a sinistra dello schieramento politico anziché essere indistintamente “al centro” come i grillini. Il nostro sesto senso non si dimostrerebbe fallace se trovassimo un filo conduttore che unisse le diverse tessere: questo filo esiste ed ha il nome di un personaggio piuttosto conosciuto. George Soros.
Abbiamo detto come il Movimento Arturo sia nato dalla “voglia di cazzeggio” del conduttore televisivo Diego Bianchi, “Zoro”. Scavando un minimo in rete, è possibile collegare direttamente Bianchi alla galassia Soros e, passaggio successivo, ricondurre il Movimento Arturo alle politiche pro-immigrazione, pro-LGTB, anti-Al-Sisi, che contraddistinguono il famoso speculatore d’origine ungherese (la sinistra e alta finanza sono storicamente accomunate dall’odio verso qualsiasi forma di nazionalismo e populismo).
Sul sito Vita.it, società specializzata nel terzo settore, si può leggere4 infatti come Diego Bianchi faccia parte di quel variegato mondo delle ong che ruotano attorno a George Soros: Amnesty international, finanziata dalla Open Society, l’Associazione Antigone del senatore Luigi Manconi, collegata alla Open Society5, la Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, largamente sovvenzionata dalla Open Society6. Chiarito il nesso tra Diego Bianchi e l’universo di George Soros, si possono finalmente risolvere molti dubbi: come abbia fatto il Movimento Arturo ad affermarsi in così poco tempo in rete, grazie a utenti anonimi o seriali, perché il Movimento Arturo insista sulle frontiere aperte e sui diritti LGTB, perché il Movimento Arturo prenda spesso di mira “i populismi”. Si può infine, e torniamo al punto di partenza, capire perché il Movimento Arturo sia impiegato per manipolare le rete sociali e promuovere la campagna “Verità per Giulio Regeni”, contro l’Egitto di Al-Sisi e le relazioni italo-egiziane.
Il Movimento Arturo è un semplice esperimento informatico-politico della galassia Soros.
Ma, un attimo! Non collaborava con la Open Society anche un altro personaggio chiave dell’omicidio Regeni?

Omicidio Regeni, esempio di commistione tra servizi segreti e finanza internazionale

Nelle nostre analisi abbiamo sempre evidenziato come i mandanti dell’omicidio Regeni fossero da cercare tra le fila dei servizi segreti atlantici, quelli inglesi in particolare: scopo di quest’operazione sporca era gettare un cadavere tra Italia ed Egitto, proprio quando l’affiatamento tra i due Paesi era massimo (scoperta del giacimento Zohr da parte dell’ENI e sintonia sul dossier libico). Chi però conosca i meccanismi dei servizi segreti angloamericani, sa che questi non sono compartimenti stagni, bensì lavorino a stretto gomito con i potentati economici ed il mondo della finanza in particolare: lo scambio di personale tra servizi e imprese è costante e, molto spesso, sono proprio gli interessi privati a dettare gli obbiettivi agli apparati di sicurezza dello Stato. Il caso Regeni non fa eccezione, perché i mandanti dell’omicidio hanno un piede nei servizi inglesi ed un altro nella rete di George Soros.
Uno dei personaggi chiave del caso Regeni è senza dubbio Maha Abdelrahman: docente presso l’ateneo di Cambridge, storicamente legato a doppio filo con i servizi segreti di Sua Maestà, questa studiosa specializzata in movimenti d’opposizione, diritti civili ed ong, invia nel settembre 2015 Giulio Regeni al Cairo, con l’obiettivo di scrivere una tesi sui sindacati egiziani, avvalendosi del “metodo PAR” (Participatory action research) che prevede il coinvolgimento diretto negli avvenimenti studiati7. L’Abdelrahman, tra l’altro, è una delle figure intoccabili nell’inchiesta condotta dalla magistratura italiana, perché quando i nostri pm chiederanno approfondimenti sulle attività di Regeni in Egitto, l’ateneo di Cambridge le etichetterà come “confidenziali” e quindi inaccessibili anche tramite rogatoria internazionale8. Ebbene, Maha Abdelrahman è anch’essa collaboratrice della Open Democracy9 di George Soros.
Ricapitoliamo: dal tutor di Regeni a Cambridge, fino al Movimento Arturo, passando per il senatore Luigi Manconi ed Amnesty International, tutti sono riconducibili, in un modo o nell’altro, alla rete di Soros. Si esce quindi dal semplice mondo dei servizi segreti britannici, per entrare in quel coacervo di finanza-politica-apparati di sicurezza, da noi spesso definito come “establishment liberal”: è l’oligarchia che ha fomentato le Primavere Arabe, che ha sprigionato la Fratellanza Mussulmana, che odia “la dittatura” di Al-Sisi, che sogna la destabilizzazione del Nord Africa e del Medio Oriente, così da invadere l’Europa con migrazioni “epocali ed ineluttabili”.
A costoro non interessa ovviamente chi siano i veri responsabili dell’omicidio Regeni, anche perché significherebbe cercare tra le proprie fila. Per costoro, il feticcio di Giulio Regeni è soltanto un’arma da brandire per i propri scopi politici: infangare il presidente Al-Sisi, danneggiare le relazioni italo-egiziane, azzoppare la politica mediterranea dell’Italia. In pubblico difendono i diritti umanitari, ma in privato sono i più convinti assertori della massima machiavelliana, “il fine giustifica i mezzi”.

Federico Dezzani
Fonte: http://federicodezzani.altervista.org
Link: http://federicodezzani.altervista.org/movimento-arturo-le-truppe-cammellate-di-george-soros-in-rete/14.09.2017
1 https://www.nytimes.com/2017/09/07/us/politics/russia-facebook-twitter-election.html?mcubz=3
2 http://www.huffingtonpost.it/2017/03/02/movimento-arturo-gazebo_n_15103464.html
3 http://www.lastampa.it/2017/03/03/spettacoli/tv/movimento-arturo-il-finto-partito-che-sembra-uscito-da-palombella-rossa-xckkSgHDjfT7ow5WzfsRFI/pagina.html
4. http://www.vita.it/it/article/2015/11/30/ecco-i-14-vincitori-del-premio-cild-per-le-liberta-civili/137575/4
5 http://www.associazioneantigone.it/chi-siamo/la-storia
6 https://www.opensocietyfoundations.org/sites/default/files/factsheet-osf-italy-ITA-20170710.pdf
7 http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/01/19/news/giulio-regeni-omicidio-di-governo-1.293772
8 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-06-08/cambridge-gli-studi-regeni-sono-segreti-095334.shtml?uuid=ADSiOvX
9 https://www.opendemocracy.net/author/maha-abdelrahman

E' COSI' TUTTO MALEDETTAMENTE NORMALE!

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Come nelle favole


DI TONGUESSY
comedonchisciotte.org
Ne ho conosciuti diversi. Tutta la settimana a servire i clienti come cassieri di banca, come agenti assicurativi oppure qualsiasi altra attività del terziario dove l’aspetto assume un valore assoluto. Un lavoro non esattamente entusiasmante, giacca e cravatta dalle 9 alle 5 dal lunedì al venerdì. Poi il fine settimana avviene la trasformazione: il tatuaggio ben nascosto dal colletto inamidato della camicia spunta tra la canotta e il giubbetto di pelle e i capelli sempre ben rasati vengono avvolti da una vistosa bandana, le scarpe di vitello lasciano il posto a stivaletti in cuoio mentre dei jeans sdruciti sostituiscono i pantaloni con la riga ben stirata. La moto (una Harley, generalmente) aspetta paziente in garage. Tutto ciò potrebbe sembrare una serie di stranezze vagamente schizofreniche. Purtroppo non c’è nulla di strano in tutto ciò, niente che possa additare il cosciente bancario come affetto da turbe psichiche. In una società psichiatrica ogni stranezza è ben tollerata, basta che non impatti negativamente sui rendimenti previsti: in fin dei conti i diritti umani sono tutti qui. Ci si adagia seguendo i precetti fino al limite previsto, poi tana liberi tutti. Il vero problema, semmai, è che spesso gli attori non si rendono conto di essere in una recita, e si immedesimano così in profondità che l’ambivalenza non viene più percepita come una deriva per quanto riguarda la gestione del proprio essere diviso tra due modalità contrapposte, ma come un’assoluta normalità. Si può essere cioè trasgressivi ed ossequiosi allo stesso tempo, senza incorrere in un minimo di crisi di coscienza. Ossequiosi al limite della piaggeria da lunedì a venerdì, e trasgressivi al limite dell’insolenza da venerdì a lunedì. Ovviamente i paletti temporali possono variare, la modalità no. Ad esempio si può si può cantare “voglio una vita spericolata, una vita maleducata che se ne frega di tutto” negli anni ‘80 e in seguito volere “crescere bambini e avere dei vicini”, come se la “vita spericolata come Steve McQueen” un trentennio dopo non potesse che significare stare “seduti sul divano a parlar del più e del meno”. In effetti anche il divano,  trent’anni dopo essere stato acquistato, non può che comportare rischi simili alle varie acrobazie motoristiche in cui McQueen amava esibirsi. Tutto spianato, tutto omologato: rischio uguale a divano e vita maleducata che se ne frega di tutto uguale crescere bambini ed avere dei vicini.
E’ diventato tutto così maledettamente normale e prevedibile che oggi non è neanche più necessario nascondere tatuaggi e piercing sotto precisi vestiti regimental. I diritti umani hanno spazzato via gli ultimi rimasugli di reticenze estetiche, lasciando però le condizioni economiche saldamente nelle mani delle elites. In realtà si è trattato di uno scambio “alla pari”: siete liberi di tatuarvi come meglio credete basta che non opponiate resistenza alle mostruose condizioni di lavoro a cui siete sottoposti.  Eccoli lì, i fan postmoderni della vita spericolata: cassieri o magazzinieri presso un qualsiasi hard discount con evidenti segni di spericolatezza estetica ma assolutamente al loro posto di lavoro anche la domenica, quando (almeno una volta) ci si attrezzava per una autentica giornata da leoni prima di ritornare nei ranghi.
Parafrasando Tomasi da Lampedusa: affinché tutto perda senso occorre che i significati vengano adeguatamente frullati. “Voglio trovare un senso a questa situazione, anche se questa situazione un senso non ce l’ha”. Proprio così. Sparite le ideologie forti, entrati prepotentemente nei tempi liquidi del pensiero debole, oggi più che mai è difficile dare un senso a questa situazione. O forse no? Forse siamo alle solite: è solo una questione di soldi e quindi di potere. Perché mai se “questa situazione un senso non ce l’ha” (ontologia dell’indeterminatezza) allora Vasco avrebbe sguinzagliato i propri (costosi) avvocati per far tacere i goliardi di Nonciclopedia, ovvero “quel brufoloso ragazzino quindicenne che ha scritto la pagina” di satira nei suoi confronti? Perchè “un uomo che ha vissuto l’esperienza della droga, l’esperienza del carcere, l’esperienza di stadi e folle che lo acclamavano, non poteva proprio sopportare l’idea di essere oggetto di satira su Nonciclopedia”? [1] Perché ciò che si afferma in puro spirito postmoderno che non ha senso improvvisamente acquista significati precisi e perseguibili in termini di legge? In realtà stiamo assistendo all’ennesima desacralizzazione del Logos. L’etica postmoderna prevede l’azzeramento dei significati ovvero l’indeterminatezza ontologica quindi semantica: né destra né sinistra, né vita spericolata né vita da commedia hollywoodiana ma un’accozzaglia alquanto kitsch di tratti appartenenti a qualsiasi ontologia capiti a tiro. Passare gli affettati e formaggi al lettore dalle 8 alle 20 (ma forti di una identità assoluta, esibendo l’ultimo tatuaggio sull’avambraccio) per poi dare credito alla propria “vita spericolata che se ne frega di tutto” dopo le 22 quando si va al bar per un paio di birre. Oppure si resta a casa “seduti sul divano a parlar del più e del meno”. Tanto non cambia nulla, l’appartenenza è puro pleonasmo. Le categorie sono obsolete: tutto e il contrario di tutto coincidono. Sparite le classi (e le lotte di classe) oggi ci si concentra sull’individuo. “La società non esiste, esistono gli individui”, chiosava M. Thatcher, punta di diamante del neoliberismo capace di coniugare saldamente dumping salariale e riduzione del welfare a condizioni individuali apparentemente anarchiche, formalmente libere dalle imposizioni morali ma anche estetiche tipiche delle ideologie. Schiavitù economica contrabbandata come libertà per i singoli, ma fino a un certo punto. Si mina alla base il concetto di uguaglianza (perché dovremmo essere uguali? L’individuo non deve essere uguale a nessun altro) per favorire l’individualismo thatcheriano, ed il narcisismo scaraventa nella spazzatura i significati delle Rivoluzioni.
Una vita come Steve McQueen sta quindi oggi a significare trascinare in tribunale brufolosi quindicenni (ma i diritti umani? Le libertà individuali?) oppure esibire piercing mentre si battono i codici dello yogurt alla cassa. La lapidazione della semantica è oggi particolarmente semplice, oltre che agevole.
Come nelle favole? Pensate forse che i fratelli Grimm (sono loro le favole più famose) avessero come argomento centrale divani, parlare del più e del meno e amabilmente relazionarsi con i vicini? Non è piuttosto che nella stesura originale la matrigna di Cenerentola avesse ordinato al cacciatore di portarle fegato e polmoni della figliastra per gustarseli con sale e pepe? Vogliamo magari dirottare su Andersen e la Piccola Fiammiferaia?
Come nella favole? Ma per carità……..
Tonguessy
Fonte: www.comedonchisciotte.org
15.09.2017
[1]http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Nonciclopedia:Sospensione_del_servizio

IL PARROCO DI MONSELICE STUPRAVA I BAMBINI

Parroco accusato di molestie su minore: le intercettazioni al centro dell’inchiesta

Secondo l’accusa i dialoghi telefonici tra il prete e il padre spirituale possono essere utilizzate nel processo, secondo la difesa devono essere distrutti, il 28 settembre si torna in aula.
Le intercettazioni telefoniche sono al centro di un dibattito processuale per l’accusa di violenza sessuale su un minore mossa nei confronti dell’ex parroco di Monselice. Come riportano i quotidiani locali, secondo la difesa non possono essere utilizzate, secondo la pubblica accusa si.

INTERCETTAZIONI.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbero le conversazioni tra il parroco, il padre confessore e lo psicoterapeuta che ce l’ha in cura. Secondo la pubblica accusa rappresentata al sostituto procuratore Roberto Piccione, durante le telefonate il prete avrebbe più volte ammesso le molestie. Martedì in aula, davanti al Gup Margherita Brunello, il pm ha insistito per l’utilizzo delle intercettazioni. Il legale del parroco, l’avvocato Paolo Marson ha chiesto invece la distruzione delle intercettazioni, appellandosi al segreto confessionale. Il Gup deciderà il prossimo 28 settembre.

LE MOLESTIE.

Secondo l’accusa, l’ex parroco di Monselice, di 40 anni, avrebbe molestato un ragazzino di quindici anni. L’inchiesta è partita dopo la denuncia dei genitori del giovane, attivo in parrocchia e che nel luglio del 2016 sarebbe stato palpeggiato dal prelato in oratorio. Tornato a casa il giovane avrebbe raccontato tutto ai genitori, che hanno sporto denuncia ai carabinieri. I militari poi hanno proceduto a sequestrare le intercettazioni telefoniche e ad avviare l’inchiesta.
http://www.padovaoggi.it/cronaca/parroco-violenza-sessuale-minore-monselice-13-settembre-2017.html